Folla a Treviso, Goldin da record

Una babele di lingue nella trattorie e nei ristoranti aperti, ma anche sotto la Loggia con i gruppi appesi alla guide.
Un mare di zainetti e macchine fotografiche nella vie e nei vicoli, davanti ai monumenti, e anche di mappe cartine e guide, non solo italiane, per quanto gli smartphone e i tablet oggi sostituiscano (quasi) tutto.
Chi ha attraversato ieri Treviso ha avuto modo di vedere una città diversa, letteralmente invasa dai turisti, complice anche l’assenza di molti trevigiani andati a festeggiare altrove il ponte della Liberazione.
Una città impressionante, nel senso delle potenzialità insolite in una vocazione della città a diventare meta di ponti, oltre che... “impressionista”.
Marco Goldin, con la sua mostra a Santa Caterina (questa è la sua ultima settimana), ha battuto tutti i record, con code che sono arrivate fino al quadrivio di via Sant’Agostino e via Carlo Alberto: 4.300 visitatori ieri, nuovo record dopo quello di domenica (4.115) e code lunghissime anche a fine giornata, con picchi di attesa superiori alle due ore.
«Sono numeri che vanno oltre le nostre previsioni, domani (oggi ndr) ad esempio ci sono 2 mila prenotazioni, e fra sabato e domani (oggi, ndr) supereremo i 15 mila biglietti», rivela Goldin, «mi ha fatto piacere che i trevigiani abbiano colto l’opportunità delle visite serali e domenica. I nostri dati dicono che alla fine dovremmo superare i 320 mila visitatori».
In vetta da mesi nelle classifiche della mostre italiane, quella di Goldin sta nelle ultime settimane staccando di 3 mila, con picchi di oltre 4 mila, le esposizioni di Milano (Leonardo e Manet) e quella di Roma. Cifra da capogiro, che dicono del brand di Goldin. Santa Caterina fa da traino e fa scoprire a chi arriva da fuori, anche da lontano, le bellezze della città: il nuovo museo Bailo, la nuovissima piazza dei Battuti, che progressivamente diventa nuovo spazio urbano di collegamento verso il Sile, e ovviamente per tutti i luoghi simboli della città, dalle piazze a San Nicolò, dalle mura alla Pescheria. C’è chi vuole visitare persino la penisola del Paradiso. E quanti nasi all’insù a caccia di affreschi, un altro tesoro – ahimè semiperduto – che farebbe la gioia di tante e altre città.
«No ghe stemo drio», commentava ieri, con gli occhi che luccicavano, un oste della zona di San Leonardo. Grandissimi flussi anche nella zona dietro la piazza. E il mese di aprile ha visto un incremento significativo di visitatori anche al Bailo, mentre l’ufficio turistico di piazza Borsa ha esaurito le cartine, con quasi 300 accessi di media al giorno in questo mese (ma ci sono lamentele per la carente segnaletica dell’ufficio nelle altre zone della città).
Soddisfatto anche l’assessore alla cultura del Comune di Treviso, Luciano Franchin: «Mostre, musei, iniziative, manifestazioni: la scommessa della Treviso città di cultura, che era uno degli impegni della nostra coalizione annunciati ai trevigiani, è sotto gli occhi di tutti, con tutte le sue valenze di valorizzazione, turistiche, economiche», dichiara l’assessore, «e l’appeal crescente è il miglior investimento per il futuro, dove ad arricchire l’offerta arriverà tra pochissimo anche il museo nazionale dei manifesti Salce».
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