Asolo in fiaccolata per Nicola ricoverato a Barcellona: «Ti aspettiamo, resisti»
Oltre trecento persone hanno aderito mercoledì 19 agosto all’appello dell’Asolo Rugby per dimostrare vicinanza e sostegno a Nicola Maggiotto, il 21enne picchiato in Spagna durante una vacanza con gli amici. La zia: «È stabile, viviamo questa sua condizione di non peggioramento come un segnale positivo»

Da «Forza Nicola, non mollare! » a «Ti aspettiamo, resisti»: sono questi i messaggi che hanno campeggiato sulla porta del campo di rugby di Asolo per Nicola Maggiotto. Oltre trecento persone hanno aderito mercoledì 19 agosto all’appello dell’Asolo Rugby: una fiaccolata per dimostrare con la presenza e la luce di una candela la loro vicinanza, ma soprattutto il loro sostegno, a Nicola e alla sua famiglia.
«Tanti si sono uniti a noi»
«Abbiamo voluto questo momento», ha detto il presidente della società sportiva Simone Filippin, «per far vedere ai genitori di Nicola che c’è tanta gente che è vicina a loro, li sostiene da lontano e anche che qualcuno prega per loro. Tutti ci aspettiamo che Nicola ritorni presto. Non siamo qui per fare commenti a quanto accaduto. Ora bisogna solo avere tanta speranza. Questo appuntamento era previsto inizialmente solo per gli amici del rugby: con piacere vedo che tanti di più hanno voluto unirsi a noi».
Un ringraziamento per la partecipazione anche dal sindaco di Asolo, Franco Dalla Rosa. «Innanzitutto grazie a chi ha organizzato questa serata», ha detto. «Tutta la città si raccoglie intorno a questa famiglia per dare loro forza. Non è giusto che la vita, in particolare dei giovani, venga danneggiata per azioni come quella che è accaduta a Nicola».

Il presidente Filippin ha avviato una videochiamata con i genitori di Nicola, Loretta e Daniele: un collegamento un po’ disturbato, ma che ha comunque permesso loro di vedere le centinaia di candele accese e sentire l’applauso di incoraggiamento. Le loro parole, «Grazie a tutti, di cuore» si sono sentite distintamente.
«Segnale positivo»
È la zia di Nicola, Anita Pellizzari, a portare il messaggio della famiglia: «Per noi l’Asolo Rugby è una seconda casa, tutta la famiglia era dentro a questa realtà dove sono cresciuti Nicola e Denis (il fratello, ndr). Ringrazio tutti coloro che si stanno spendendo per questa famiglia, dimostrando il vostro affetto».
È lei a dare le ultime notizie sulle condizioni del nipote: «Nicola rimane stabile, viviamo questa sua condizione di non peggioramento come un segnale positivo. Il percorso sarà ancora molto lungo ma noi ci prendiamo tutto il tempo che ci vorrà, noi vogliamo soltanto che si svegli presto e che torni qui da noi. I medici sono molto cauti sui tempi, noi vogliamo che la guarigione di Nicola avvenga nel miglior modo possibile».

«La polizia spagnola sta facendo il suo lavoro, sta visionando i video a disposizione per cercare di individuare chi ha commesso questo atto vile», ha aggiunto. «Speriamo lo trovino presto, ma quello che importa di più ora è il ritorno a casa di Nicola».
In particolare, per questo, si fa fede alla testardaggine del nipote: «Bisogna anche scherzare per tenersi su in questo momento e con gli amici abbiamo detto che gli servirà a qualcosa la sua testa dura. Quindi speriamo bene».
Il terzo tempo
La fiaccolata – dove è intervenuto in rappresentanza della Provincia di Treviso il consigliere Claudio Sartor – ha poi lasciato spazio a quello che non poteva mancare in un campo di rugby, ovvero una sorta di terzo tempo, dove ancora una volta i tanti amici di Nicola si sono stretti a coloro che purtroppo hanno condiviso quella vacanza in Spagna improvvisamente interrotta con l’aggressione al Sea Sea Club.
Una vicinanza andata in particolare a Giuseppe Siben e Alessandro Beltrame: il primo è finito in ospedale insieme a Nicola come conseguenza delle botte ricevute, il secondo è riuscito a chiamare aiuto, facendo in modo che il gruppo degli aggressori scappasse via.
Il racconto
Giuseppe ha ancora l’occhio sinistro pesto: «Diciamo che fisicamente ormai mi sono ripreso, con la testa meno: penso sempre a Nicola, credo starò meglio solo quando lo potrò riabbracciare». Con loro anche gli altri amici della compagnia di otto persone, come David Timis e Jeidy Gallina: quella sera non erano con i loro tre amici coinvolti nell’aggressione.
«Ci siamo preoccupati quando non li abbiamo visti più ritornare visto che soggiornavamo nello stesso b&b e non eravamo andati via tanto prima di loro. Poi abbiamo saputo perché purtroppo tardavano». David e Jeidy sono tornati assieme agli altri amici con lo stesso volo che avevano prenotato per il ritorno «ma ormai da quella sera non era più vacanza».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








