Macello chiuso a Farra, servono lavori: disagi per 850 allevamenti
Il 31 dicembre è scaduta la convenzione del macello di Farra di Soligo, mancano 400 mila euro per il cantiere. Perencin chiama a raccolta i sindaci. Carlet: «Urgente sistemarlo e riaprire»

Il macello pubblico di Farra di Soligo ha chiuso i battenti. A fine anno è scaduta la convenzione con l’operatore – la ditta Vagretti - che lo gestiva da una trentina d’anni. «Noi allevatori ci troviamo in gravi difficoltà», dice Alberto Granzotto.
«Siamo costretti a portare bovini e suini a Volpago o a Postioma, se non addirittura più lontano. Peggio ancora è per i cacciatori, costretti ad andare nel vicentino».
L’impianto di Farra macellava fino a 40 suini al giorno, tre volte alla settimana, e fino ad una decina di bovini, nelle rimanenti due giornate di lavoro. Un laboratorio a parte trattava i cinghiali.
Il restauro
Ma la struttura è vetusta, va rinnovata. E, infatti, è in attesa di una rigenerazione. Il sindaco Mattia Perencin – il Comune è proprietario dell’impianto – ha invitato i 40 sindaci del territorio l’8 gennaio per illustrare “lo stato di avanzamento del progetto di manutenzione straordinaria”.
L’anno scorso il Comune ha ottenuto un contributo regionale di un milione ed 800 mila euro per la ristrutturazione e riqualificazione dell’impianto.
L’appello di Perencin
«L’intervento, che prevede un costo complessivo di 2 milioni e 200 mila euro» spiega il sindaco nella lettera ai colleghi «è stato finanziato e rappresenta il risultato di un lungo e proficuo percorso istituzionale tra i Comuni, le cui piccole produzioni locali fanno riferimento al macello di Farra, l’ulss2 Marca Trevigiana e la Regione Veneto».
Il sindaco Perencin evidenzia che «questa struttura è fondamentale per mantenere in attività quelle realtà che consentono uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio e il supporto alle filiere agroalimentari rivolte alla valorizzazione delle produzioni locali e di sviluppo di percorsi di genuinità e qualità che sono obiettivi prioritari delle politiche agricole e, oggi, sono diventati per noi sindaci del territori divenuti patrimonio Unesco, anche obiettivi prioritari delle politiche di sviluppo del turismo enogastronomico».
Carlet: «Disagi per gli allevatori»
Tutte espressioni che anche Giuseppe Carlet, presidente del Gal Alta Marca e del distretto del cibo, è pronto a sottoscrivere. Con disponibilità, eventualmente, a farsi carico di sostenere il restauro. Il problema di oggi, cioè dalla chiusura di fine anno, è appunto la sospensione anzitempo dell’attività di macellazione.
Un disservizio, secondo gli allevatori, che rischia di proseguire in questa fase di transizione fino all’avvio del cantiere di ristrutturazione che potrebbe maturare in estate o subito dopo.
Carlet ricorda che sono oltre 850 le aziende che fanno riferimento a questo servizio con più di ottomila capi allevati, «dimostrando quale importanza abbia questa struttura anche per il territorio di tutta le Pedemontana».
«L’inattività del macello di riferimento significa determinare danni importanti a decine di aziende agricole» sottolinea Carlet, «creare disservizi e difficoltà allo sviluppo delle forme di integrazione del reddito delle aziende, aprendo inevitabilmente la strada anche alle perdita di posti di lavoro e, infine, produrre una ricaduta negativa in termini di salvaguardia dell’ambiente».
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