Fantasmi del passato e scampagnate fra thriller e horror

VENEZIA. Fuori dalla competizione ufficiale, la 69esima Mostra del Cinema di Venezia si incupisce, Fra thriller politici, fantasmi del passato e scampagnate horror.
Si comincia con “The Reluctant Fundamentalist”, diretto da Mira Nair che inaugura la sezione Fuori Concorso il 29 agosto. La regista indiana, Leone d’oro per “Monsoon wedding”, racconta la storia di un giovane pakistano che lavora a Wall Street, la cui vita viene stravolta a seguito dell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Si ritrova così coinvolto in un conflitto tra il suo personale “sogno americano”, una crisi internazionale e il richiamo perenne della patria e della sua famiglia. Il passato scomodo di un vecchio militante del movimento comunista rivoluzionario “Weather Underground” è al centro dell’altro thriller fuori concorso firmato e interpretato da Robert Redford (“The company you keep”), costretto ad affrontare i fantasmi della sua militanza armata, braccato da un giovane e tenace giornalista (Shia LeBeouf).
Dalle atmosfere spionistiche a quelle macabre del cinema horror. Promette splatter in stereoscopia “L’esca” (Bait 3D) di Kimble Rendall che riesuma le suggestioni dI “Lo squalo” di Spielberg: i sopravissuti a uno tsunami sulla costa australiana, intrappolati in un supermarket, si illudono che il peggio sia passato, ma dovranno fare i conti con alcuni voraci pescecani.
In “Forgotten” della regista tedesca Alex Schmidt, due amiche di infanzia si ritrovano dopo 25 anni sull’isola dove trascorrevano le vacanze, dove un vecchio compagno di giochi era scomparso nel nulla. Scopriranno, a loro spese, ciò che è realmente accaduto.
Per i cinefili orientali imperdibile la maratona da 270 minuti del lavoro tv “Penance” di Kiyoshi Kurosawa: cinque ragazze, un omicidio, il viso di un assassino che non riescono a ricordare. Un serial killer è protagonista anche di “The Iceman” di Ariel Vromen, ispirato alle “gesta” di Richard Leonard Kuklinski, uno dei più feroci killer statunitensi di tutti i tempi.
Il programma della Mostra riemerge dall’orgia di violenza con il nuovo film del maestro ultracentenario Manoel De Oliveira: intepretato da Michael Lonsdale, Claudia Cardinale e Jeanne Moreau, “O Gebo e a sombra” è una storia sulla povertà e sull'onestà in cui il regista portoghese cerca di restituire tutte le sfumature dei dilemmi morali di alcuni personaggi stretti tra la famiglia, la necessità della sopravvivenza, la menzogna e il sacrificio.
C’è ancora tempo per una urticante riflessione su internet e sulla comunicazione moderna che cambia e, a volte, rovina la vita degli uomini con “Disconnect” di Henry-Alex Rubin. Il sipario si chiude su “L’homme qui rit”, adattamento dell'omonimo romanzo di Victor Hugo, diretto da Jeanne-Pierre Ameris. L’uomo che ride del titolo è il trovatello Gwynplaine, che ha il volto segnato da un'orribile cicatrice che gli regala un sorriso perenne. Insieme a Dea, una bambina cieca, e ad Ursus (Gerard Deperdieu), artista di strada che fa loro da padre, i tre si muovono in continuazione con il piccolo spettacolo che hanno messo in piedi. Il ghigno di Gwynplaine lo renderà famoso, ma la celebrità e la ricchezza rischieranno di farlo allontanare definitivamente da Ursus e Dea, le uniche due persone che lo amano realmente per quello che è.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








