Addio al Maestro Cusinato, ha diretto l’orchestra con gli occhi: una vita con la Sla
È morto a 61 anni Fabio Cusinato, musicista e direttore d’orchestra originario. Ha affrontato la Sla continuando a dirigere concerti con lo sguardo e a portare la sua testimonianza di coraggio. Lascia la moglie e quattro figli

Per quindici anni ha convissuto con la Sla. Combattendola con le armi a sua disposizione, in primis la musica e portando la sua testimonianza ovunque potesse servire. Fabio Cusinato è mancato giovedì a 61 anni, nella sua casa di Borso del Grappa. Originario di Marostica, il Maestro Cusinato si era diplomato in organo e composizione, al conservatorio Pollini di Padova.
Ha diretto diversi cori e orchestre, ha fondato l’associazione culturale Musica Reservata e l’Antiqua Camerata Veneta. Ha insegnato al Sacro Cuore e all’International Bilingual di Bassano, e si è occupato di sostegno alla scuola media. Una passione totale quella per la musica, e proprio mentre dirigeva un concerto a Torino nel 2010 aveva avvertito i primi sintomi della malattia, con uno strano formicolio alle gambe. Un anno dopo la diagnosi: era la Sla.
Il concerto
Nonostante il dramma, il maestro Cusinato non aveva perso la voglia di coltivare il suo amore per la musica; e nel contempo aveva scelto di non vivere nel silenzio, ma di rendere pubblica la sua testimonianza di dolore, e allo stesso tempo di forza e di lotta. «Sono un uomo fortunato», sono le prime parole che compaiono nel suo sito.
«Il Signore, l’Onnipotente mi ha liberato dai piaceri sensoriali, orpelli inutili che ostacolano, intorpidiscono l’acqua, avvelenano i ruscelli dello Spirito. Oh! Non per tutti. No, certo! Il Signore non ha creato gli spaghetti perché si raffreddassero sul piatto. E nemmeno le belle ragazze perché finiscano tutte monache. La vita su questo mondo è fantastica, soprattutto se non ti intrattieni con gli avvocati», ha scritto. E con quello spirito nel novembre 2019 era tornato sul podio per dirigere con gli occhi il Dixit Dominus di Händel. Quel concerto si intitolava “Musica per la vita”, e il ricavato venne destinato ad Aisla.
Ieri, ricordando quel momento, i volontari del centro NeMo di Brescia si sono ritrovati nella sua stanza dove sul muro campeggia la sua scritta: «Ho visto un giorno la mia strada restringersi, fino a chiudersi. Ma solo così ho scoperto nuovi sentieri inesplorati». «È forse questa la lezione più grande che Fabio ci lascia», hanno detto dall’associazione nazionale Sclerosi Laterale Amiotrofica.
La testimonianza
«Ci ha insegnato che esistono linguaggi che nessuna malattia può spegnere. Che un corpo può cambiare senza che venga meno la capacità di generare bellezza. Che dirigere un’orchestra, in fondo, significa ascoltare prima ancora che guidare. E forse è per questo che oggi, nella sua stanza al NeMO di Brescia, nessuno ha sentito il bisogno di aggiungere parole. Quelle che Fabio ci ha affidato continuano a bastare.
Continueranno ad accogliere ogni persona e ogni famiglia che entreranno in quella stanza. Continueranno a ricordare che, anche quando una strada sembra restringersi, la vita sa ancora aprire sentieri che non avevamo immaginato. E continueranno a dirci, con la stessa discrezione con cui Fabio ha diretto la sua ultima orchestra, che la cura è anche questo: aiutare le persone a non smettere mai di essere pienamente sé stesse». Cusinato lascia la moglie Manuela, i figli Emma, Giulio, Ida e Tiberio. I funerali si terranno lunedì alle 15.30 nella Pieve di Sant’Eulalia.
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