Export agroalimentare Treviso in crescita ma il clima rischia di frenare il settore

Nel primo trimestre 2026 export alimentare della Marca +17,2%, trainato da Ue ed extra Ue. Gli esperti: caldo e siccità potrebbero però invertire il trend

Lorenza Raffaello
Agroalimentare, la Marca cresce
Agroalimentare, la Marca cresce

 

Il cibo trevigiano piace tanto. Anzi, tantissimo. Ma dovrà fare i conti con un’estate calda e siccitosa. In un anno le esportazioni delle primizie di Marca, attribuibili per la maggior parte al settore industriale, sono aumentate.

Nel primo trimestre del 2026 l’export di prodotti alimentari è aumentato del 17,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Primizie che portano nella Marca oltre 184 milioni di euro. Un’impennata estremamente positiva, considerando invece che quasi tutti gli altri comparti stanno vivendo uno stop.

Si tratta di un trend in costante aumento dal 2009 ad oggi, ma nel prossimo futuro però potrebbe esserci un’inversione di tendenza per colpa del clima di questi ultimi mesi che potrebbe condizionare la produzione: ne risente qualsiasi coltura, dalla vite ai seminativi, fino al lattiero caseario.

L’export

Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Treviso e Belluno, l’aumento è trainato principalmente dall’area intra Ue (+16,2%), che assorbe quasi i tre quarti delle vendite provinciali del comparto alimentare.

All’interno dell’area crescono tutti i principali mercati, con l’eccezione della Francia, le cui vendite rimangono quasi in linea con i valori dello scorso anno (-1,8%). L’export mostra una dinamica positiva anche verso l’area Extra Ue (+20,2%), che beneficia soprattutto del recupero degli Stati Uniti e del rafforzamento delle vendite verso Cina e Hong Kong.

Quali sono i prodotti

Analizzando il paniere dei prodotti alimentari esportati nel 2025 al primo posto ci sono i prodotti da forno e i farinacei (quasi 339 milioni di euro al 31/12), seguono poi la produzione di zucchero e dolciumi, pasti e piatti pronti, caffè, tè e spezie con 190 milioni di euro.

Al terzo posto dei prodotti più venduti ci sono i lattiero-caseari per un valore di 95 milioni di euro, dalla Casatella allo Stracchino, il formaggio trevigiano viene apprezzato in tutto il mondo. Segue poi la carne e frutta e ortaggi, entrambe le referenze lavorate qui nella Marca e poi commercializzate per la maggior parte in Europa, ma anche in Paesi extra Ue.

Secondo i dati della Camera di commercio il trend è positivo da oltre una decina di anni. La tendenza, come abbiamo detto, potrebbe anche girare in senso opposto qualora la produzione si bloccasse a causa delle condizioni climatiche che alternano forte siccità a rovesci di grande portata.

Il futuro

«Il caldo degli scorsi giorni ha avuto ripercussioni sulla nostra agricoltura anche perché non siamo abituati a periodi così lunghi di caldo», conferma Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto, «questo riguarda sia le mucche e il latte, ma anche il settore avicolo, che presuppone una grossa quantità di animali chiusi in gabbia all’interno di capannoni». «Un altro tema da considerare attentamente», continua Bonaldi, «è quello dell’acqua, sta creando danni in particolare sulla provincia di Rovigo, l’improvvisa chiusura del bacino di Lombardia e Piemonte e la carenza d’acqua in Veneto sta mettendo in difficoltà il sistema. Siamo all’inizio di luglio e quindi abbiamo di fronte ancora l’intera estate».

Bonaldi sottolinea anche come l’influenza del grande caldo sulle produzioni si vede sui primi raccolti dei seminativi con risultati sotto la media. «Anche la vigna, quando fa molto caldo non lavora più tanto bene, il rischio è che si chiuda prima il ciclo di produzioni. Ma a parte questo l’importante è che non arrivino le grandinate, perché allora si compromette tutto il raccolto».

 

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