Ex brefotrofio di Treviso, via libera al recupero: verso residenze e riqualificazione

L’ex brefotrofio di Treviso, in disuso da oltre 40 anni, si avvia alla riqualificazione dopo il parere regionale sulla Vas. Previsti interventi residenziali

Valentina Voi
Ex brefotrofio di Treviso
Ex brefotrofio di Treviso

 

In disuso da oltre 40 anni e invenduto da 15, potrebbe vedere il suo futuro svoltare entro l’estate. Si stringono i tempi per il piano di recupero per l’ex brefotrofio: mentre si attende di sapere chi si aggiudicherà la gara per l’appalto integrato per la riqualificazione delle ex Poste a San Leonardo, vincolata alla vendita dell’immobile al Sant’Artemio, dalla Regione Veneto è arrivato il parere sull’assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica. La Vas non è necessaria, ma il parere è accompagnato dalle raccomandazioni che lo sviluppo delle future attività sia orientato all’innovazione, all’economia circolare e alla digitalizzazione e che prima di intervenire si appuri la presenza di amianto.

Un passaggio in meno per chi si aggiudicherà la gara indetta dalla Provincia di Treviso. Una volta conclusa la procedura di appalto, piuttosto complessa ma alle battute finali, si potrà di fatto procedere con intervento diretto, senza l’obbligo di redigere un piano di recupero.

A tracciare la strada dell’ex brefotrofio, aprendola alla destinazione residenziale, erano stati Provincia e Comune. Se da una parte è stata consentita, oltre alla destinazione a verde, anche quella residenziale, ricettiva e direzionale, è stato rivisto l’indice edificatorio.

A fronte di una superficie di 22.638 metri quadrati, infatti, è prevista una volumetria massima di 22.638 metri cubi, inferiore rispetto ai 26.150 metri cubi consentiti dal precedente piano di recupero. Anche l’altezza massima degli edifici viene ridotta, passando da 13 metri a 7. Per la Regione l’intervento porterà «un possibile impatto positivo sull’aspetto vegetazionale e paesaggistico, grazie al mantenimento di vaste aree a verde che saranno destinate ad uso pubblico. Ancora, si prevedono ricadute positive anche dal punto di vista socioeconomico, in quanto l’intervento consente di migliorare sensibilmente i servizi offerti alla residenzialità».

Resta, da parte chi ci sperava che quegli spazi restassero di uso pubblico, una certa amarezza. «Invece di preservare la proprietà pubblica e di riutilizzare il complesso per dotare la città di nuovi servizi (le esigenze sono molteplici, dagli alloggi agli spazi per i giovani, dai luoghi di socialità ai servizi per gli studenti), Provincia, Comune e Regione hanno scelto di favorire la vendita e l’inevitabile speculazione immobiliare che ne seguirà.

Prosegue il depauperamento del patrimonio edilizio pubblico (costruito e acquisito con le tasse dei cittadini) a favore dell’industria edilizia e dell’attività immobiliare», commenta Gigi Calesso di Coalizione civica per Treviso. «Che cosa possiamo aspettarci al posto dell’ex brefotrofio se non un altro residence di lusso o appartamenti destinati alla locazione turistica? Alla riduzione degli spazi pubblici consegue inesorabile il processo di turistificazione e di trasformazione di Treviso in “città per soli ricchi” che tante volte abbiamo denunciato e che farà tappa anche sulle rive della Storga».

 

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