Estorsione al marito prima di uccidere Paolo Vaj: Patrizia Armellin torna a processo

L’omicida, in cella per sentenza definita dopo l’assassinio di Vittorio Veneto, deve ora rispondere anche dell’accusa di aver minacciato e tolto denaro all’ex

Francesco Dal Mas
A sinistra Patrizia Armellin, a destra Paolo Vaj
A sinistra Patrizia Armellin, a destra Paolo Vaj

Da un'indagine per l'omicidio volontario premeditato del compagno Paolo Vaj, avvenuto a Vittorio Veneto, emerge ora una presunta estorsione nelle Marche ai danni dell'ex coniuge. Per questo torna a processo, stavolta ad Ancona, Patrizia Armellin, 59 anni, di Vittorio Veneto, che sta scontando nel carcere di Padova una condanna definitiva a 24 anni per il concorso nell'omicidio del compagno e concittadino 56enne Paolo Vaj.

Il delitto si consumò la notte tra il 18 e il 19 luglio del 2019 nell'abitazione del quartiere di Serravalle dove la vittima viveva: secondo i giudici, l’uomo venne picchiato con un bastone e soffocato dalla Armellin e da una sua complice, Angelica Cormaci, poi condannata a 16 anni, per incassare una polizza assicurativa di 400mila euro. La donna ha sostenuto che si trattò di legittima difesa. Durante le indagini per l'omicidio, i carabinieri trovarono nel pc della donna la documentazione dell'accordo sottoscritto con l'ex marito e le ricerche di lei sul web per capire quanto denaro poteva estorcere al marito di Ancona in base allo stipendio. La 59enne infatti, prima di tornare in Veneto e di allacciare una relazione con Paolo Vaj, poi ucciso, era stata sposata con un 53enne dell'Anconetano fino al 2017.

Stando alle accuse, secondo un’inchiesta avviata in Veneto e poi trasmessa alla Procura di Ancona, l'imputata avrebbe minacciato l'ex marito anconetano (da cui si era separata prima della relazione con Vaj) di picchiarlo e di farlo cadere dalle scale se non avesse firmato una scrittura privata con cui lui si impegnava a corrisponderle ogni mese un terzo del proprio stipendio.

In questo modo, con diversi bonifici, si sarebbe appropriata di quasi 12mila euro, da febbraio del 2017 ad aprile del 2019, quando venne arrestata per il delitto. Oggi l'ex marito e parte offesa è stato sentito ad Ancona davanti alla giudice Martina Marinageli. Il foglio che avrebbe firmato sotto minaccia risale al 13 febbraio 2017. «Era molto agitata e con il respiro affannato - ha detto - mi disse se non firmi ti butto giù dalle scale. Con noi c'era una sua amica che mi disse: mi devo sporcare le mani?».

L'imputata, difesa dall'avvocato Chiara Centrone, che venerdì era videocollegata dal carcere, respinge le accuse. Sarà sentita all'udienza del 29 maggio. 

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