Senzatetto al riparo dal gelo nella struttura della sagra
Sopralluogo dei vigili del fuoco nel capannone della parrocchia di Sant’Elena Imperatrice a Monigo, destinato a diventare un dormitorio d’emergenza per senza fissa dimora. Le associazioni sono pronte alla gestione, ma restano nodi su sicurezza e vigilanza notturna. «Non esiste un piano B»

Il tempo delle discussioni sta per scadere, mentre le temperature notturne non lasciano scampo a chi è costretto a vivere in strada. Nella giornata di oggi, i vigili del fuoco effettueranno un sopralluogo tecnico nel capannone di via Sant’Elena Imperatrice a Monigo, la struttura che ospita a maggio la “Sagra della rosa”, per verificare l’agibilità e la conformità della struttura per trasformarla, in tempi record, in un dormitorio d’emergenza capace di accogliere fino a 40 senzatetto.
La prefettura ha già preso contatti con il parroco don Giuseppe Mazzocato per definire le modalità dell’ispezione. Se il via libera tecnico dovesse arrivare, si aprirebbe uno spiraglio per togliere dalla strada decine di persone, ma i nodi burocratici e logistici restano ancora molti.
Il capannone di Monigo
La proposta nasce dal coordinamento delle associazioni (che comprende Auser Treviso, Auser Cittadini del Mondo, Momi, Gente per Gente, i Care Veneto, Caminantes, A. Mi. B Triveneto e Passa Mani) che ha presentato ieri mattina in prefettura il piano durante un incontro durato oltre un’ora con il viceprefetto e l’assessora alla città inclusiva, Gloria Tessarolo. La parrocchia di Sant’Elena Imperatrice, guidata da don Mazzocato, ha messo a disposizione il capannone riscaldato. Le associazioni si farebbero carico delle spese per le utenze e della gestione dell’accoglienza serale e mattutina, inclusa la colazione. Sono stati chiesti dei bagni chimici portatili, l’allestimento dei posti letto e il coinvolgimento dell’Ulss per i protocolli sanitari.
Il nodo della sicurezza
Il vero scoglio, emerso durante il tavolo istituzionale, riguarda la sorveglianza notturna. Sono necessarie almeno due persone presenti stabilmente durante il riposo degli ospiti. Le associazioni chiedono l’intervento della Protezione civile o di altri enti competenti, poiché il volontariato da solo non può garantire questo presidio. Parla don Mazzocato: «Noi mettiamo il luogo e un minimo di assistenza, ma servono garanzie.
La struttura potrebbe ospitare le persone per un mese e mezzo o due al massimo. Trovare personale istituzionale per la vigilanza è difficile, vedremo se riusciremo a fare in proprio, ma è un punto critico». «Abbiamo partecipato al tavolo per valutare la proposta – spiega l’assessora Tessarolo – Ci sono delle criticità che la prefettura verificherà perché vogliamo che sia garantita la sicurezza degli ospiti e degli operatori che verranno coinvolti. La sicurezza dei cittadini prima di tutto».
Non esiste un piano B
Luigino Tasinato, presidente di Auser Treviso e portavoce della rete di volontariato, non nasconde la preoccupazione: «Questo incontro è stato interlocutorio e non risolutivo». Secondo Tasinato, la gestione in collaborazione con le istituzioni si sta rivelando più complessa del previsto.
«Abbiamo avanzato questa proposta per salvare le persone dal freddo. È l’unica struttura che abbiamo trovato, ad oggi non esiste un piano B. Il problema è la tempestività: dobbiamo agire subito perché l’emergenza è adesso». Sulla vicenda è intervenuto anche Gigi Calesso di Coalizione Civica, che propone una soluzione drastica: la nomina di un commissario prefettizio dedicato.
Calesso denuncia come gli sgomberi effettuati nei mesi scorsi abbiano solo «tolto dalla vista» il problema senza risolverlo. Per l’esponente di Coalizione Civica, la risposta deve essere organica e guidata dal pubblico, senza scaricare l’intero peso sulle spalle del terzo settore, coinvolgendo enti locali e associazioni di categoria. —
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