«È stato pestato in cella»: Papa trasferito

L’avvocato Nava: «È ancora sotto shock dopo l’aggressione». La difesa attende la sentenza prima di denunciare l’episodio
allegranzi agenzia fotofilm treviso processo papa omicidio cison
allegranzi agenzia fotofilm treviso processo papa omicidio cison



Dopo il pestaggio subito nella notte prima dell’arringa difensiva del suo difensore, Sergio Papa è stato trasferito di cella. Sui responsabili non sembrano esserci molti dubbi. «I suoi compagni di cella non hanno alcun segno, e non sono feriti», riferisce l’avvocato Alessandra Nava. Come a confermare ciò che si era intuito giovedì mattina, quando Papa si è presentato in aula a Treviso di fronte alla Corte d’Assise con l’occhio nero, un cerotto sul naso, zigomo e mandibola sinistra gonfi. Si tratta di un vero e proprio pestaggio con un unico obiettivo, e non di una rissa. Proprio per questo la direzione del carcere ha deciso di spostare di cella l’imputato per l’omicidio dei coniugi Nicolasi.

«È molto scosso»

«Non sappiamo perché sia stato picchiato, ma evidentemente qualcuno ha deciso di scaricare in questo modo sul mio assistito le sue pulsioni. Era molto scosso dall’accaduto, si è visto chiaramente in aula, e non ha voluto parlarne», aggiunge l’avvocato Nava. Per il momento il legale ha deciso di non intraprendere azioni contro i presunti responsabili del pestaggio, «aspettiamo giovedì», si limita a dire. È il giorno chiave per Papa, quello in cui verrà condannato o assolto per il duplice omicidio di Loris Nicolasi e Annamaria Niola avvenuto il primo marzo del 2018 a Rolle. Questa settimana scorrerà in attesa della sentenza, che potrebbe arrivare a tarda sera, visto che l’udienza di giovedì prossimo inizierà alle 9.30 con le repliche del pm Davide Romanelli e dell’avvocato difensore. Il pestaggio avvenuto mercoledì notte si inserisce in un clima di cui il legale ha fatto cenno anche in aula nella sua arringa difensiva, e che nelle ultime settimane era emerso a più riprese durante il dibattimento. Papa infatti ha riferito al suo legale, e altri detenuti l’hanno confermato nelle dichiarazioni rese durante gli interrogatori, di vivere in uno stato di ansia perenne in carcere, diffidente rispetto a tutti gli altri detenuti, e anche con “manie persecutorie”, sono le parole usate da un detenuto e riportate in udienza.

«HA PAURA DEGLI ALTRI»

Il timore del 37enne è che qualsiasi persona gli si avvicini, lo faccia per conquistare la sua fiducia e strappargli una confessione o elementi da giocarsi per ottenere sconti di pena o un trattamento migliore da parte della giustizia. «Per forza che ha questi timori», ha detto l’avvocato Nava, durante l’arringa difensiva, «abbiamo ben visto come qualche detenuto abbia riferito presunte confessioni o presunte confidenze di Papa alla Procura, sebbene non siano credibili». —



Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso