E' morto Bepi Covre, il leghista eretico spina nel fianco del Carroccio

E' morto oggi 24 marzo Giuseppe "Bepi" Covre, imprenditore e storico esponente della Lega della prima ora, consigliere comunale, due volte sindaco di Oderzo e parlamentare delle Lega del 1996. Aveva 69 anni, ne avrebbe compiuti settanta tra pochi giorni.
Figura di spicco della politica leghista ne aveva preso le distanze guadagnandosi il soprannome giornalistico di "eretico" del Carroccio e rimanendo un vocevoivace, illuminata, del dibattito politico veneto e nazionale. Il movimento lo aveva poi definitivamente espulso per aver appoggiato il referendum proposto da Matteo Renzi.
Il cordoglio del governatore Zaia sulla sua pagina facebook
"Se ne va un amico, un pezzo di storia fondamentale della Lega che ha scritto pagine importanti nelle vicende della nostra comunità. Per trent’anni è stato un punto di riferimento: per noi che, ragazzini, cominciavano ad assaporare il gusto della politica; per una generazione di amministratori che hanno avuto in lui l’esempio di un grande sindaco, il primo a sdoganare la Lega.
Incallito autonomista, lo chiamavamo l’eretico (e a lui piaceva farsi definire così) per la sua capacità di esprimere le sue idee sempre con grande franchezza e lucidità di visione futura.
Le chiacchierate con Bepi - l’ho sentito l’ultima volta la settimana scorsa - erano sempre un momento di importante confronto, con lui sempre attento e curioso nel cogliere i segni del mondo che cambia, delle trasformazioni del popolo veneto, sempre capace di cogliere quelle sfumature che anticipano le trasformazioni della società.
Mi mancherà molto Bepi, il suo pensiero ma anche il suo modo di intendere l’amministrazione e quella capacità di visione strategica che sono davvero di pochi. Portò i temi dell’autonomia dal Veneto a livello nazionale. Tutti gli dobbiamo qualcosa ed essere grati. Condoglianze alla sua famiglia e a tutti i suoi cari".
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Il suo ultimo intervento pubblico, lo scorso 22 febbraio, sul caso Appiani: potete rileggerlo qui. «Mi dite cosa c’entra il Ministero dell’Economia e delle Finanze? Perché Roma deve dire a due enti pubblici trevigiani cosa devono fare? Lo dico da federalista e da autonomista convinto: è un caso clamoroso di centralismo assurdo» aveva tuonato.

Entra in politica sul finire degli anni ottanta tra le file della Liga Veneta-Lega Nord. Sin dall'inizio mostra una personalità forte e indipendente, autodefinendosi un "leghista eretico" per non aver mai sposato le idee secessioniste del partito.
Ricopre i primi incarichi nell'amministrazione locale: il 6 maggio 1990 è eletto consigliere comunale a Motta di Livenza. Il 29 luglio 1993 rassegna le dimissioni in quanto, il 6 giugno precedente, era stato eletto a larga maggioranz sindaco di Oderzo, il primo non democristiano dal secondo dopoguerra.
Il 27 aprile 1997 è rieletto sindaco[1], ottenendo il 50,04% dei consensi, ovvero quattro voti più del quorum necessario per evitare il turno di ballottaggio.
Più volte durante questi anni Covre sale alla ribalta delle cronache nazionali.Il 13 maggio 2001, non potendosi ricandidare per la terza volta consecutiva, viene eletto consigliere comunale (è il candidato più votato[senza fonte]); il suo partito esce comunque vincitore con Elio Pujatti primo cittadino. Dalle elezioni del 26 maggio 2002 ricopre anche la carica di consigliere provinciale a Treviso]. Si presenta come candidato in quota Lega nel 2006 e viene sonoramente sconfitto al ballottaggio da Pietro Dalla Libera.
Terminati entrambi i mandati, il 7 giugno 2009 è nuovamente rieletto consigliere comunale, questa volta a Mansuè. Al 29 aprile 1996 risale la sua nomina a deputato della Repubblica per la Lega Nord. Entrerà in seguito nella Commissione parlamentare per le questioni regionali (dal 17 ottobre 1996) e quindi anche nella undicesima commissione permanente Lavoro (dal 27 novembre 1999).

Da parlamentare presenterà tre proposte di legge: la 4076 (Disciplina della sponsorizzazione universitaria), la 4791 (Incentivi fiscali per favorire l'occupazione di soggetti disadattati) e la 6869 (Disposizioni per l'attribuzione di funzioni di protezione civile al Corpo degli Alpini).
Nel 2001 decide di non ricandidarsi pur avendo, a detta di molti, ottime possibilità di essere confermato in Parlamento. Nel 2001 entra nel consiglio della Provincia di Treviso, diventando componente della Commissione Lavori Pubblici, Beni ambientali, Urbanistica, Patrimonio. Qualche anno dopo entra nel totonomine per la carica di presidente della Regione Veneto.
Nel 2006, in occasione delle elezioni provinciali viene inserito, a suo dire controvoglia, nella rosa dei papabili per la carica di Presidente della Provincia, ma i vertici della Casa delle Libertà gli preferiscono Leonardo Muraro, che a maggio dello stesso anno otterrà una netta vittoria.
Subito dopo la mancata scelta a candidato del Carroccio per le elezioni provinciali, si ributta nella politica locale, candidandosi per la terza volta a sindaco di Oderzo come i suoi detrattori avevano già previsto nel 2001, quando il nuovo candidato Pujatti era stato visto come una sorta di traghettatore, in maniera simile a quanto verrà insinuato qualche anno dopo a Treviso riguardo alla coppia Giancarlo Gentilini-Giampaolo Gobbo.
Covre si presenta da favorito alla vigilia, e infatti al primo turno (28-29 giugno) raccoglie il 33,5% delle preferenze e va al ballottaggio non contro il candidato del centrosinistra come nelle due precedenti occasioni, ma contro Pietro Dalla Libera, candidato di una lista civica, che raccoglie il 10% in meno dei voti.

Covre solo qualche giorno prima del ballottaggio riceve l'appoggio informale dei vertici regionali di Forza Italia e della sezione locale di Alleanza Nazionale. Dalla Libera, al ballottaggio, presenta la sua lista senza alleanze formali e, clamorosamente, il 12 giugno, viene eletto sindaco raccogliendo il 55,7% dei voti. Covre diventa quindi consigliere di opposizione.
Numerose sono le cause della clamorosa sconfitta della compagine leghista: calo di consensi del partito a tutti i livelli, divisioni all'interno del centrodestra, desiderio dei cittadini di cambiare dopo 13 anni di ininterrotto governo del Carroccio. L'amministrazione leghista paga soprattutto le accuse di clientelismo, di speculazione edilizia, di scarsa attenzione all'assetto idrogeologico della città. La sconfitta opitergina avrà immediate ripercussioni all'interno del partito fino ai piani alti.
Nel luglio 2008 dà le dimissioni uscendo dal consiglio comunale opitergino dopo quindici anni ininterrotti di permanenza: una mossa che, a detta sia della maggioranza che dell'opposizione in Comune, ha rappresentato "la fine di un ciclo". Verrà espulso dalla Lega Nord
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Covre opinionista

Il suo ultimo intervento come opinionista del nostro giornale era intitolato così: "Salvini è un tattico insuperabile ma vincere le battaglie non basta"
Era datato 15 febbraio 2020 e ve lo riprononiamo qui, come compendio della sua lucida capacità d'analisi e come omaggio a un grande uomo, che già ci manca.
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«Compagno Togliatti, abbiamo occupato la Prefettura di Milano» telegrafò trionfante il giovane Giancarlo Pajetta, al comando dei partigiani, nell’aprile del 1945. Saggia la risposta di Togliatti, per i suoi “il Migliore”: «Sì, e ora che ne fate?».
Domanda che rivolgo a Salvini, anticipando una possibile situazione politica futura, se il centrodestra vincerà le elezioni politiche, e a breve nelle regioni dove rinnovano la presidenza: «Occupate le prefetture che ne farete, ricordando Togliatti?».
Salvini ha trasformato la Lega Nord in Lega Salvini, e in pochissimi mesi ha costruito con capacità e bravura, il primo partito italiano. È riuscito ad attraversare con ottimi risultati la Linea Gotica, raccogliendo ottimi consensi anche più a sud. In questa trasformazione genetica della Lega Salvini, il progetto federalista è sparito dai radar, sostituito con tenacia dalle richieste di autonomia dalle regioni del nord.
Domando a Salvini: la tua Lega ha elaborato una “strategia” contenente riforme istituzionali importanti capaci di risolvere antichi problemi irrisolti? O ti accontenterai del successo tattico, per primeggiare nel centro destra e “occupare la prefetture delle varie regioni? Per me “tattica” è la rincorsa giorno per giorno dei problemi e delle emergenze, con soluzioni spesso fantasiose.
“Strategia” è una vision, spesso ambiziosa, che vuole affrontare i problemi antichi, mai risolti del Paese. Salvini, come “tattico” sei imbattibile, i risultati elettorali parlano da soli. Come “stratega” non ho riscontri. Vincere le elezioni europee in Italia per congelare il risultato in Europa è stato un fallimento politico.
Bossi al tempo è stato un buon “tattico” capace di costruire un movimento territoriale richiedente istanze federaliste nuove e sacrosante. Ha radicato il movimento nelle amministrazioni territoriali, creando dal nulla un’ottima classe dirigente nei comuni, nelle province, nelle regioni del nord. Favorito dal contributo della cosiddetta società civile, da corpi intermedi attivi, da sviluppo economico avviato...
Bossi, a ragion veduta, è stato un pessimo stratega, ha fallito la riforma Federale, obiettivo numero uno, per cui era nata la Lega Nord. E sì che c’era il progetto strategico delle tre macro regioni, elaborato da Gianfranco Miglio. Ma sappiamo com’è finita. Prima la follia secessionista, poi la devolution con il fallimentare referendum confermativo. Anche in guerra le vittorie tattiche, se non inserite in una strategia, non portano alla vittoria finale.
Al tempo ero impegnato politicamente con la Lega, ho avuto l’opportunità di contrastare liberamente, la follia secessionista e l’azzardo della devolution. La Lega mi ha dato l’opportunità di predicare inutilmente il sogno federalista. Giorgio Lago, grande amico, mi ha insignito del titolo di eretico. Posso dire oggi sottovoce, che avevo ragione? Torniamo ai nostri giorni.
Le elezioni politiche del 2018 hanno fotografato il Paese politicamente, economicamente, socialmente diviso in tre parti; come al tempo da Gianfranco Miglio. In un contesto completamente diverso rispetto a 40 anni fa. Siamo nella competizione globale e il futuro sarà una sfida enorme. Il Paese non si è dato le riforme istituzionali, strutturali, sociali, culturali necessarie.
La Politica in Italia ha perso tempo. La Lega sta radicandosi al Sud, ha di una strategia politica adeguata, condivisa da tutto il centro destra? Per il momento si litiga sul nome del candidato presidente, regione per regione. Alcune riforme dovranno essere di competenza statale. Altre dovranno essere attuate nelle regioni; perché la Puglia non è la Campania e la Sicilia sfrutta e spreca malissimo l’enorme autonomia di cui gode dal dopo guerra.
È vergognoso che a sud di Roma non esista un termo valorizzatore! Roma è la capitale europea della monezza. Come spiegare il ritardo nella raccolta differenziata, inesistente in molte città del Sud? Circa le infrastrutture. D’accordo che lo Stato ha investito poco, ma dove l’ha fatto i cantieri non chiudono mai. C’è troppo interesse a lucrare e rubare sulle lungaggini burocratiche. L’apparato burocratico operante in molti Comuni del sud, è tanto numeroso, costoso, quanto lento e spesso corrotto. Non può bastare il grande impegno civile di don Luigi Ciotti contro le mafie.
Circa la sanità, a fianco di poche ottime eccellenze, continua e cresce la migrazione sanitaria verso il Nord. Salvatore Rossi, economista siciliano già direttore generale della Banca d’Italia, scriveva anni fa che al Sud manca la Società Civile, mancano i Corpi Intermedi; il volontariato, l’associazionismo, i donatori di sangue e organi...
Al Nord la Lega e non solo, può essere un esempio di buon governo, soprattutto grazie alle performance degli amministratori locali. Utilizzarli come testimonial, senza arroganza, superbia o saccenterie inutili, ma in accordo con una futura nuova classe dirigente del Sud. Potrebbe essere una novità? Un modello replicabile? Una strategia importante? Litigare sul nome del candidato presidente regionale è vecchia tattica partitica, inutile se non supportata da un Piano Strategico complessivo. —
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