Due commissari per la Sangalli Vetro

C’è la richiesta di concordato, il tribunale nomina una coppia di professionisti per «vigilare» sulle operazioni finanziarie
Di Fabio Poloni

SUSEGANA. Commissariata la Sangalli, in attesa della proposta di concordato preventivo.

Il tribunale di Treviso ha nominato due commissari giudiziari che dovranno «vigilare sull’attività della società» fino al 15 maggio 2015, termine entro il quale la proprietà della Sangalli Vetro Manfredonia, con sede a Susegana, dovrà presentare una proposta definitiva di concordato preventivo. La presenza dei commissari di fatto “congela” l’attività finanziaria: come sottolineano i giudici, «non possono essere effettuati pagamenti di crediti anteriori per nessun motivo», e «occorre la previa e specifica autorizzazione del tribunale anche per sospendere o sciogliere contratti pendenti e per contrarre eventuali finanziamenti».

Saranno Barbara Vettor, con studio a Treviso, e l’avvocato torinese Stefano Ambrosini a ricoprire l’incarico di commissari. L’azienda ha presentato un “concordato preventivo in bianco” lo scorso 22 gennaio 2015, con 120 giorni di tempo per depositare la documentazione relativa a un concordato liquidatorio o in continuità. Il tribunale di Treviso, analizzati gli ultimi tre bilanci della società attiva nella produzione del vetro, ha rilevato «la sussistenza del presupposto soggettivo di fallibilità e di quello oggettivo della ricorrenza di uno stato di crisi».

Il gruppo trevigiano sta passando una profonda crisi di mercato e finanziaria (esposizione debitoria per circa 140 milioni di euro) che ha investito la società per azioni con quartier generale a Susegana. La questione è stata al centro di una serie di incontri a Roma nella sede del ministero per lo Sviluppo economico. I sindacati hanno spinto per un commissariamento straordinario del gruppo (ai sensi della legge Prodi, come avvenuto per esempio per la Parmalat), mentre l’azienda preferisce la soluzione del concordato in continuità. «Esprimiamo il nostro sdegno», ha detto Vittorio de Padova, sindacalista Filctem, a Stato Quotidiano, «per le modalità con le quali si sta sviluppando questa vertenza. L’azienda da un altro chiede aiuto alle istituzioni, da un altro ha messo in atto un piano di depauperamento del sito produttivo di Manfredonia. È assurdo», prosegue il sindacalista, «che ci possa essere un gruppo presente su due territori ma che spinga per la chiusura di uno stabilimento, dotato di una vasta gamma di prodotti, con la metà dei debiti rispetto alla posizione societaria del sito di San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine. In particolare 40 sono i milioni di debiti per l’azienda di Manfredonia, 100 per San Giorgio Nogaro, con una forte esposizione della Regione Friuli Venezia Giulia».

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