Django fa muro contro lo sfratto: «Non ci caccerete dalla Piave»
La dichiarazione: «Il centro sociale Django non sono le mura della caserma Piave, il centro sociale Django è un collettivo, è una comunità che si muove in città e che continuerà a farlo sempre

«Il centro sociale Django non sono le mura della caserma Piave, il centro sociale Django è un collettivo, è una comunità che si muove in città e che continuerà a farlo sempre, al di là di convenzione, non convenzione, caserma Piave o non caserma Piave».
Parola di Ruggero Sorci, attivista del centro sociale Django. Il sindaco di Treviso Mario Conte ha annunciato di aver incaricato gli uffici di verificare se ci siano le condizioni per proseguire l’affidamento degli spazi della Piave. L’accordo consente al consorzio di restare nell’area fino al 10 aprile 2028. La verifica arriva dopo gli scontri di luglio al park Dal Negro: 18 fogli di via, con divieti da uno a 4 anni, e 40 posizioni di attivisti trevigiani ancora al vaglio. I destinatari dei fogli di via non fanno parte del Django ma sono provenienti da oltre la provincia.
Questione legale
Sorci afferma che al centro sociale non è stato notificato alcun provvedimento: «A oggi, a parte le notizie apparse sui giornali, noi non abbiamo avuto niente». Rivendica, poi, il presidio antifascista organizzato durante la manifestazione del comitato Prima i trevigiani: «Noi quel giorno abbiamo fatto un’iniziativa legittima di cui rivendichiamo dalla A alla Z quello che è successo».
Sorci contesta che i fogli di via possano incidere sulla convenzione: «Sono misure amministrative, non hanno nulla a che vedere con un procedimento penale, non c’è nessun nesso con l’accordo». Inoltre, l’attivista sposta il confronto sui problemi sociali della città: «Treviso è una città nella quale non è stato fatto nulla per il piano casa».
Le iniziative sociali
Citati gli aumenti del costo della mensa scolastica, i prezzi degli affitti, l’assenza di servizi sociali e soluzioni abitative per chi vive in strada. L’attivista rivendica l’impegno del Django con le persone senza dimora: «Noi ci sostituiamo ai servizi sociali in tantissime occasioni».
È intervenuto anche Nicola Vendraminetto, attivista del Django, che vuole distinguere il centro sociale dal consorzio che gestisce l’ex caserma Piave. «Open Piave è un consorzio di associazioni che all’interno ha tante realtà, non solo riferenti al Django, ma anche autonome», ha detto. Tra esse Ails, Moving School 21, Atis, associazione Caminantes, Spazio Bru, Bottega Gas La Piave, Laboratorio Don Durito, polisportiva Socrates, Spazio X, Libreria Acquatorbida Bookshock, Arru, Talking Hands e la scuola di italiano Fuoriclasse. Vendraminetto definisce ciclica la polemica sulla convenzione e ha sostenuto che colpisca chi svolge opposizione sociale e politica:
«Chi costruisce un’opposizione sociale e politica vera in città ovviamente genera problemi per chi la amministra». E aggiunge: «Le minacce lasciano il tempo che trovano».
Livelli diversi
Paride Danieli, presidente di Open Piave, insiste sulla necessità di non identificare l’intero consorzio con il Django: «Non si può ridurre tutto quello che succede dentro Open Piave a quello che Django fa fuori. Il presidio al Park Dal Negro è stato un atto democratico e antifascista. Non c’è nessun cavillo per interrompere la convenzione».
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