Direttrice infedele, indennizzo record
Veneto Banca eredita la causa dal Credito del Piave: 3,8 milioni all'imprenditore

Il tribunale Sopra la direttrice Favero Sotto l’avvocato Francesco Jelmoni
Tre milioni e 800 mila euro. E' la somma che l'ex direttrice del Credito Cooperativo del Piave e del Livenza Maria Teresa Favero e in solido Veneto Banca (che ha rilevato l'istituto), dovranno versare entro il prossimo 4 marzo a un imprenditore «alleggerito» dalla dirigente. Lo ha deciso il tribunale di Treviso.
La sentenza del tribunale di Treviso - collegio presieduto dal giudice Elisa Fazzini - è stata depositata il 9 febbraio. L'ex direttrice infedele Maria Teresa Favero e Veneto Banca sono stati condannati a pagare in solido 3 milioni 800 mila euro a un imprenditore trevigiano assistito dall'avvocato Pier Francesco Jelmoni. L'uomo, come un altro centinaio di altri risparmiatori, è una delle vittime della dirigente del Credito Cooperativo del Piave e del Livenza, filiale di Fossalta. Favero sottrasse in 9 anni 15 miliardi di lire ai risparmiatori fingendo investimenti ad alto rendimento che in realtà non faceva. Quando il meccanismo è venuto alla luce, è stata avviata nei confronti della donna sia l'azione penale che civile. Maria Teresa Favero è stata condannata a 4 anni (ridotti in appello) e al risarcimento danni. Nel frattempo il buco da lei causato ha portato alla chiusura del Credito Cooperativo, rilevato da Veneto Banca. In caso di fusione, il nuovo istituto acquisisce anche i debiti: Veneto Banca si è trovata così l'eredità pesante dell'ex direttrice. E, conseguentemente, si è trovata ad essere citata in solido con la Favero nelle azioni civili dei risparmiatori. Tra i ricorrenti, appunto, anche l'imprenditore trevigiano che tra il '90 e il '99 ha depositato a Fossalta 13 miliardi di lire. L'uomo, ha spiegato l'avvocato Jelmoni, ha sempre avuto rapporti con la direttrice che lo interpellava per fare investimenti ad alto rendimento. «In realtà - ha affermato il legale in aula - la dirigente non investiva alcunché ed esibiva estratti conto falsificati». Nella primavera del '99 il raggiro viene scoperto: Maria Teresa Favero finisce sotto inchiesta e viene condannata. Nel 2005 l'imprenditore avvia la causa con rito societario e dopo una serie di perizie atte ad accertare i movimenti del denaro in conto corrente, il tribunale pronuncia la condanna nei confronti dell'ex direttrice e di Veneto Banca: 3 milioni di euro da restituire più 250 mila euro di danni morali, più gli interessi. In tutto 3 milioni 800 mila euro da pagare entro il 4 marzo. «Diversamente iniziermo le azioni di pignoramento presso le diverse filiali», ha annunciato l'avvocato Jelmoni. Intanto però l'istituto di credito ha già impugnato la sentenza. La difesa di Veneto Banca ha sostenuto in aula che il cliente era del tutto consapevole del fatto che la Favero non annotava le operazioni nelle scritture contabili dell'istiututo «e quindi il preteso credito era irricostruibile per colpa del cliente. Anzi l'uomo aveva scelto la Favero proprio perché gli garantiva l'anonimato per un attività bancaria fuori da ogni regola. Non è un caso che l'azione legale sia stata avviata a distanza di 5 anni giacché il cda della Bcc aveva già ritenuto di non risarcire il danno in quanto la condotta dell'imprenditore era improntata a scopi di irregolarità».
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