Derivati, Da Re con le opposizioni Ma la Lega lo smentisce: lui lascia

Tensioni sull’ordine del giorno, poi l’eurodeputato smorza: «Nessun problema, solo una svista» Le minoranze battono il ferro: «È la seconda volta che succede, Carroccio insofferente verso il leader»
Monselice (PD), 2 marzo 2019. Presentazione del candidato sindaco Giorgia Bedin. Nella Foto: Toni Da Re.
Monselice (PD), 2 marzo 2019. Presentazione del candidato sindaco Giorgia Bedin. Nella Foto: Toni Da Re.

VITTORIO VENETO

Un nuovo “giallo politico” in consiglio comunale. Gianantonio Da Re, ex sindaco e attuale europarlamentare della Lega, è intervenuto nella seduta dell’altra sera per esprimere voto favorevole a un ordine del giorno delle minoranze (Pd, Rinascita Civica e Partecipare) sulla necessità di portare avanti con le banche coinvolte il contenzioso già avviato e relativo ai derivati, strumenti finanziari molto onerosi per il Comune. La Lega, attraverso il capogruppo Mario Rosset, ha invece annunciato voto contrario. A quel punto Da Re si è alzato, ha preso la porta e se n’è andato. «Era evidente il disappunto dell’ex sindaco», sottolinea Marco Dus, capogruppo del Pd. «Ed è la seconda volta che succede quest’anno. La prima è stata in occasione del dibattito sugli aiuti agli impoveriti dalla crisi Covid, quando Da Re, anche in quella occasione, si espresse favorevolmente ad un’iniziativa dell’opposizione». Medesima l’impressione ricavata da Alessandro De Bastiani, di Rinascita: «La Lega è sempre più insofferente verso il suo leader. O meglio, quello che era, perché proprio l’altra sera ho sentito un autorevole consigliere della Lega commentare che Da Re non può ritenersi il “padrone” del partito».

E l’interessato? L’europarlamentare fa buon viso a cattiva sorte. «Non c’è nessun problema con gli amici consiglieri. Non avevo partecipato al preconsiglio, quindi non ero a conoscenza delle decisioni che avevano preso sull’argomento», spiega. Nessun dissenso politico o di carattere amministrativo? «No. Anzi, mi pare che in quest’anno l’amministrazione sia stata efficace, portando a casa i beni militari e, presto, il traforo. Se c’è qualche rallentamento lo si deve al Covid». Da Re, però, un disagio lo ammette: la gestione della Cultura è insufficiente. E conferma che lui non avrebbe scelto, come assessore, Antonella Uliana. «Ma», precisa, «il sindaco ha il pieno diritto di scegliersi i propri interlocutori». Riferisce, Da Re, di aver tenuto il punto con i suoi, sempre in consiglio, anche sull’affaire-ex Tonello: per imporre la riapertura del passaggio pedonale.

Numerosi altri i temi affrontati nella prima seduta dell’assemblea civica, continuata in seconda convocazione ieri sera.

Per quanto riguarda l’ispezione della Ragioneria dello Stato, in materia di personale e di attuazione delle misure di anticorruzione, trasparenza, rispetto delle norme su razionalizzazione e centralizzazione degli acquisti, ci sono stati 17 rilievi in cui vengono evidenziate irregolarità, 12 sono stati superati. Ne restano 8.

Quanto al contestato ponte sul Meschio, il sindaco Antonio Miatto ha spiegato che ad oggi sono prevalenti i motivi per cui costruirlo; si tratta dell’area ex Carnielli. Come noto il quartiere aveva chiesto che quel ponte non si facesse. —



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