Dalla Costa: «Delitto di Cison inchiesta fatta con scrupolo»

Il procuratore respinge le polemiche della difesa, che annuncia l’appello «L’attività di indagine è stata trasparente, passata al vaglio di Gip e Riesame»  
Poloni Treviso Michele Dalla Costa nuovo Procuratore capo tribunale treviso
Poloni Treviso Michele Dalla Costa nuovo Procuratore capo tribunale treviso

CISON. «Un lavoro scrupoloso e trasparente, che riteniamo possa portare ad una conferma della sentenza». Il capo Procuratore Michele Dalla Costa, pur non entrando direttamente in polemica con l’avvocato Alessandra Nava, all’indomani della condanna all’ergastolo di Sergio Papa difende l’operato della Procura e della polizia giudiziaria, più volte finito sotto accusa durante il dibattimento. «C’è soddisfazione per il lavoro svolto, passato già dal vaglio del giudice delle indagini preliminare e del Tribunale del Riesame di Venezia: è stata un’attività di indagine assolutamente trasparente, ancorata su dati precisi tenuti presenti dalla Corte d’Assise. L’ufficio e la polizia giudiziaria hanno lavorato senza sbavature, e gli è stato riconosciuto. Non è una sentenza definitiva, ma riteniamo che possa essere confermata nei prossimi gradi», ha aggiunto Dalla Costa. L’avvocato Nava a caldo dopo la lettura della sentenza che ha condannato all’ergastolo il suo assistito per l’omicidio dei coniugi Nicolasi ha detto a chiare lettere che si è trattato di una decisione dettata dalla necessità di accontentare «l’opinione pubblica, la parte civile e un apparente senso di giustizia». «Credo che la difesa abbia offerto tutti gli elementi di valutazione possibili alla Corte, se la giuria non ha deciso di aderire alla sua tesi, significa che la Procura ha fatto un buon lavoro. Inoltre il magistrato Davide Romanelli ha mostrato di avere i nervi saldi, visto che il dibattimento si è svolto con una certa elettricità». La partita giudiziaria però non è ancora chiusa. L’avvocato Nava ha già annunciato che presenterà appello, in quanto ritiene che il processo non abbia portato alla luce prove che consentano di affermare aldilà di ogni ragionevole dubbio che il 36enne di Refrontolo è la persona che il primo marzo del 2018 ha barbaramente ucciso Loris Nicolasi e Anna Maria Niola. In attesa che vengano depositate le motivazioni, sono già però chiare alcune delle lacune, secondo la difesa, della ricostruzione operata dal pm Davide Romanelli.

In primis il dna, la traccia trovata sotto un’unghia di Anna Maria Niola risalirebbe al giorno prima, ovvero quando Papa era entrato nella villetta di Rolle ed era stato cacciato dai due coniugi. Secondo la difesa tra l’altro i campioni non erano stati raccolti correttamente, tenendo le unghie di una stessa mano nello stesso sacchetto. Altro nodo il fatto che Papa non sia stato visto nella casa o nei dintorni tra le 8 e le 11, l’orario in cui è stato commesso l’omicidio; solo una Panda sarebbe stata vista a fianco alla villetta. Un’auto che, secondo l’avvocato Nava, non è riconducibile a Papa. Intanto per Katiuscia Nicolasi, figlia delle vittime, è arrivato il momento di «tornare a vivere. In questo anno e mezzo mi sono messa da parte. Adesso è giusto che la vita possa ricominciare, nonostante la tragedia di cui porterò sempre i segni». —

Federico Cipolla

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso