Crisi Electrolux, Fedriga: «L'Italia non può essere solo un mercato di consumo»
Il Presidente del Fvg interviene da Bologna sulla vertenza dei 1.600 lavoratori: «Serve una strategia nazionale. Senza innovazione e legame col territorio, saremo sempre perdenti rispetto ai Paesi a basso costo»

«Capiamo che è un settore in crisi, non c'è dubbio, però non pensiamo che questa crisi possa essere fatta pagare soltanto ai lavoratori. Dobbiamo trovare delle soluzioni». Lo afferma il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, intervenendo sulla crisi di Electrolux a margine di R2I - Research to Innovate Italy, in corso a Bologna.
Fedriga sottolinea come il nodo non riguardi soltanto il caso specifico dell'azienda e dei suoi 1.600 lavoratori, ma l'intero modello produttivo nazionale. «Non possiamo permettere, e per questo serve una strategia nazionale, che sia indifferente dove produrre. Su questo saremo sempre perdenti».
«Anche in questo caso l'innovazione può essere un fattore importante - aggiunge -. La capacità di innovazione e quindi il legame con il territorio è fondamentale, perché altrimenti da un giorno all'altro la produzione può essere spostata in Paesi dove il costo del lavoro è più basso, dove il costo dell'energia è più basso e dove ci sono regole molto più blande».
Il rischio, avverte, è trasformare l'Italia e l'Europa in semplici mercati di consumo: «Altrimenti ridurremmo l'Italia e l'Europa semplicemente a un Paese di consumo e non di produzione».
Sul fronte politico, Fedriga riconosce un cambio di passo negli ultimi anni: «A livello europeo mi sembra che per molto tempo sia mancata una vera politica industriale. In questi anni invece il governo italiano ha iniziato, sicuramente non concluso, ma avviato una politica industriale ed energetica importante».
Un percorso che, secondo il presidente della Conferenza delle Regioni, era partito già con Mario Draghi ed è proseguito con il governo Meloni. «Il Paese è stato messo in sicurezza in un momento di grande emergenza. Il lavoro da fare è ancora molto importante, ma quando hai un decennio in cui non si fanno interventi di questo tipo non puoi pensare di risolvere tutto in due, tre o cinque anni». «È un lavoro che si costruisce giorno dopo giorno, con serietà, sapendo che i miracoli non avvengono in poco tempo», conclude Fedriga
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