Piano da 1700 esuberi alla Electrolux sciopero e picchetti a Susegana: «A rischio il futuro della fabbrica»

Dalle 4.30 del mattino lavoratori e sindacati in presidio davanti allo stabilimento trevigiano dopo l’annuncio shock della multinazionale svedese. Paura per centinaia di tagli anche a Susegana: «Così si mette a rischio il futuro della fabbrica e del territorio».

Andrea De Polo
Lo sciopero alla Electrolux di Susegana
Lo sciopero alla Electrolux di Susegana

C'è chi è arrivato alle 4.30 di mattina. Sotto scrosci di pioggia torrenziale. Poche ore dopo l'annuncio dell'azienda, è scattata la protesta fuori dai cancelli dell'Electrolux di Susegnana: sciopero e picchetti contro il piano di esuberi annunciato dalla multinazionale svedese.

Lavoratori quasi dimezzati, 1.700 uscite complessive, saranno centinaia anche a Susegana, dove si concentrerà la produzione di frigo di alta gamma.

La protesta di martedì mattina, 12 maggio, diventa l'epicentro di una storia industriale che ha segnato nelle varie epoche la provincia di Treviso.

Ci sono lavoratori storici, sindacalisti che si sono sempre fatti sentire, neo assunti. A metà mattinata arrivano anche i segretari delle maggiori sigle sindacali. A parlare tra le prime è Paola Morandin, operaia e Rsu.

 

Lavora in catena di montaggio: «Abbiamo saputo della notizia ieri, era inaspettata. E' qualcosa di molto grave e cade in un momento difficile per quanto sta succedendo nel mondo. Tagliare 1.700 lavoratori vuol dire il 40% della nostra forza, il calo delle produzioni è pericoloso. Siamo qui per dire che il piano non ci sta bene, chiediamo l'aiuto sia del governo che della cittadinanza. Un sito così importante non può fare questa fine. La preoccupazione è per subito, ma anche per il futuro, perché il taglio di produzione ridurrà anche le future assunzioni».

Un ex delegato, Stefano Granzotto, racconta l'ansia di queste ore: «Ho sessant'anni, le mie prospettive? Sperare di arrivare alla pensione. In questo momento la vedo molto negativa in tutti i sensi, sia dentro che fuori questa fabbrica. La prospettiva è un'incognita, ma il futuro rischia di essere davvero negativo».

 Antonio Rinaldo è un altro esponente della Rsu Fiom. Ha partecipato al coordinamento di Marghera, ha sentito la dichiarazione di esuberi in diretta: «Susegna rischia di perdere duecento unità. Il futuro non si prospetta roseo: credo che con questi numeri, lo stabilimento faticherà a reggersi».

Ma sono decine gli operai che arrivano, raccontano il proprio smarrimento, restano a parlare con i sindacati. Nel corso della mattinata arriva anche qualche cittadino a portare la propria solidarietà.

I sindaci si sono già fatti sentire: il primo cittadino di Conegliano, Fabio Chies, ha chiesto un incontro ai colleghi del territorio. Il picchetto degli operai fuori dai cancelli andrà avanti a lungo.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato un incontro di tutte le parti il 25 maggio a Roma. La riunione si terrà presso la Sala Parlamentino del Ministero delle Imprese e del Made in Italy in via Molise, 2.

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Confartigianato imprese Veneto: «Colpita tutta la filiera»

Prima Beko, ora Electrolux. Confartigianato Imprese Veneto esprime forte preoccupazione per il piano annunciato da Electrolux che prevede 1.700 esuberi su 4.500 addetti in Italia con il trasferimento di parte della produzione in Polonia.

«Quando si interviene con tagli di queste dimensioni – commenta Nerio Dalla Vecchia, presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Veneto – non si colpisce soltanto l’occupazione diretta dell’azienda, ma tutta la filiera del bianco che ruota attorno alla produzione degli elettrodomestici».

La riflessione arriva dal Veneto Space Meetings, dove il presidente Dalla Vecchia, richiama la necessità di non perdere il legame con le storiche vocazioni produttive del territorio.

«Oggi l’artigianato sta guardando con interesse anche ai settori della new economy, dall’aerospazio alle nuove tecnologie, ambiti nei quali anche le piccole imprese possono trovare spazi importanti grazie a competenze, specializzazione e flessibilità. Sono scenari che aprono opportunità interessanti – sottolinea Dalla Vecchia – ma non possiamo dimenticare le produzioni che hanno costruito la forza manifatturiera del Veneto e dell’Italia, come la filiera del bianco.

A pagare il prezzo più alto non saranno soltanto i lavoratori ma anche le centinaia di maestranze che vivono dell’indotto: aziende della componentistica, della logistica, dei servizi, fornitori storici che da decenni hanno costruito attorno all’elettrodomestico una filiera produttiva fra le più importanti d’Italia».

Secondo Confartigianato Veneto, il ridimensionamento produttivo rischia di avere effetti a catena anche sul tessuto manifatturiero veneto, storicamente legato alla meccanica e alla subfornitura industriale.

«La crisi che sta attraversando il settore europeo degli elettrodomestici – prosegue Dalla Vecchia – impone una riflessione più ampia sulla competitività industriale del continente.

Le imprese europee scontano costi dell’energia, dell’acciaio e del lavoro molto più elevati rispetto ai competitor internazionali, con la Cina in testa. Senza una politica industriale europea capace di sostenere manifattura e filiere strategiche, il rischio è assistere a un progressivo impoverimento del nostro sistema produttivo».

 

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