Crepe e fessure nelle arcate «Il ponte di Vidor non è sicuro»

VIDOR. Vistose crepe, fessurazioni, addirittura buchi del diametro di trenta centimetri. Non è rassicurante lo spettacolo che si avverte sotto le arcate dello storico ponte di Vidor, costruito nel 1910 ed ora fortemente ammalorato. Nei giorni scorsi Fabio Maggio, consigliere comunale a Pederobba, ha compiuto un sopralluogo dal quale ne è uscito con maggiori preoccupazioni di prima. «Il nuovo ponte va fatto assolutamente» spiega Fabio Maggio, citando il dato di quasi venticinquemila veicoli al giorno, settemila dei quali pesanti. Con Raffaele Baratto, ieri sindaco e oggi parlamentare, Maggio è stato fra i promotori del nuovo ponte (per il quale c’è già un progetto) che dovrebbe essere costruito ex novo, leggermente a sud rispetto a quello attuale, e che consentirebbe di liberare Covolo, ed il centro abitato di Vidor, dalla morsa del traffico.
Ma non si tratta solo, si fa per dire, di alleggerire la circolazione; infatti il vero nodo starebbe nella sicurezza. Il ponte di Vidor presenterebbe evidenti segni di sofferenza: «Non sono in grado – dice -di stabilire l’entità, né la gravità, dei danni che ho visto sulle arcate e sui pilastri, è certo però che il manufatto ha fatto il suo tempo. Mi chiedo ad esempio se sia in grado di sopportare una piena».

Dopo la tragedia del “Morandi” di Genova il livello di attenzione è salito e di pari passo si è elevato il grado di preoccupazione: «Non è possibile aspettare oltre» afferma l’onorevole Raffaele Baratto, il quale non ha nessuna intenzione di mollare la presa. In questi giorni ha scritto una nuova lettera a Toninelli: «Ho invitato il ministro a Covolo per rendersi conto di persona della situazione. Ma ho pure ribadito la necessità di trovare e stanziare i soldi (quaranta milioni di euro) per la costruzione del nuovo ponte».
Secondo Baratto l’opera non sarebbe più procrastinabile e tantomeno percorribile l’idea di un intervento tampone: «Restaurare una struttura che risale a prima della Grande Guerra è pura follia – aggiunge Baratto – l’investimento sarebbe sempre elevato ed il risultato insoddisfacente». A nessuno sfugge l’interesse del ponte come accesso al distretto del Prosecco Docg di Valdobbiadene e Conegliano, autentico punto di forza del territorio. «Il governo non può non tenere conto che questo è un territorio importante; la nostra provincia contribuisce alla tenuta del Paese e non può essere ignorata» sibila Baratto.
«Non mi fermerò perché sono convinto che i soldi vadano spesi per le opere importanti. E questa lo è». La competenza è della Provincia di Treviso, che però ha le tasche vuote: «È evidente che il denaro deve arrivare da Roma, ma - insiste Maggio – in questa fase non deve essere investo su un ponte vecchio e sottodimensionato».
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