Crematorio, troppe richieste: impianto costretto al nuovo stop

I rincari delle sepolture aumentano il carico di lavoro della struttura. Ampliamento fermo da 14 anni

Federico De Wolanski
Il crematorio di Santa Bona
Il crematorio di Santa Bona

A meno di un mese di distanza dall’ultimo stop, il crematorio di Santa Bona è tornato a chiudere i cancelli per tutte le salme che provengono da fuori Treviso. Una settimana di ingressi sospesi che si concluderà l’1 aprile quando la struttura dovrebbe essere tornata in pari. Il problema infatti è cronico: l’impianto non riesce più a gestire le richieste.

Accesso negato

La comunicazione è stata diramata due giorni fa a tutte le agenzie funebri del territorio perché sappiano bene come gestirsi nell’organizzare le funzioni e le prossime consegne all’impianto trevigiano gestito da Contarina. E non ha mancato di mettere in difficoltà parecchi operatori. Ma non vi sono alternative.

Come avvenuto a fine febbraio, il forno crematorio di Santa Bona si è trovato ad essere “tutto esaurito” e con una lista di richieste in arrivo, situazione che ha imposto di fermare l’attività ordinaria e smaltire tutte le cremazioni in elenco prima di riaprire i cancelli alle salme extra capoluogo. Le agenzie funebri dovranno quindi far scegliere alle famiglie se aspettare, o far inviare le salme dei propri cari in altre strutture, come quella di Savno a Conegliano o quella di Veritas nel Veneziano.

Problema irrisolto da 14 anni

Sono trascorsi quasi tre lustri da quando Contarina sottopose all’amministrazione comunale (titolare del cimitero e delle infrastrutture) il piano per il raddoppio dell’impianto di cremazione inaugurato appena quattro anni prima della proposta di ampliamento.

Da allora ad oggi, nulla. L’investimento – che poteva essere fatto in project financing – non è mai stato preso in considerazione dal Comune e, se preso in considerazione, non si è mai arrivati a una decisione. Sul tema si sono avvicendate l’amministrazione Gobbo-Gentilini, la giunta Manildo e ora la giunta Conte, senza mai decidere il da farsi. Solo che se fino a cinque anni fa la questione poteva essere rinviata con una certa qual sufficienza, ora pare improcrastinabile.

Più costi, più richieste

A imporre un cambio di rotta, a meno di non voler costringere le famiglie dei defunti a questi continui “stop & go”, è la congiuntura economica a cui ha contribuito di recente anche l’amministrazione con il caro prezzi sulle tariffe cimiteriali avviato da gennaio. Negli ultimi anni il potere di spesa delle famiglie è diminuito, rendendo spesso inaffrontabile il costo della tumulazione in terra o nei loculi, e più economica la cremazione. Di qui l’aumento di richieste al crematorio che ha lavorato di più, ma senza riuscire a far fronte oggi al carico di richieste, e rendendo sempre più frequenti gli interventi di manutenzione (con relativa sospensione) prima più rari per minor attività. Un circolo vizioso che oggi appare sempre più evidente e solo un nuovo impianto potrebbe risolvere.

Resta da capire poi se ai rincari tariffari del Comune si aggiungerà nel breve anche il rincaro costi (fermi da anni) del servizio gestito da Contarina in virtù dell’impennata di prezzi energetici che si sta registrando in vari ambiti dopo l’ennesimo conflitto. —

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