Crac e chiusure, nella Marca mille aree in abbandono

Il rilancio, la riqualificazione di un buco nero com’era diventata ormai la Pagnossin dopo il fallimento della società e tante aste deserte apre uno spiraglio di speranza per tanti luoghi in disuso nella provincia di Treviso. In provincia ci sono la bellezza di 1077 zone produttive contrassegnate dall’abbandono, capannoni abbandonati, complessi artigianali e commerciali mai finiti, archeologie industriali mai restaurate e trasformate. Da Treviso alla Pedemontana, dalla Castellana all’opitergino, “vuoti a perdere” li ha definiti la Cgil nella mostra allestita due anni fa proprio per denunciare la situazione. Basta guardarsi attorno per dare nomi e cognomi a queste cattedrali nel deserto. A Treviso, oltre alla Pagnossin, ci sono l’ex consorzio agrario sulla Castellana e quello sul Put, c’è l’ex Trevenlat lungo la strada per Villorba là dove dorme, sepolto tra erbe e degrado l’ex Maber, il grande centro commerciale disegnato da Tobia Scarpa per la società di illuminazione fallita. A Silea impossibile non citare l’ex oleificio Chiari e Forti, sulla riva del Sile, abbandonato dopo essere stato travolto dal fallimento della società del’Acquamarcia che l’aveva acquistato per trasformarlo in un complesso residenziale e ricettivo, e poi devastato da un incendio che ha colpito l’edificio più antico. E pochi metri più a ovest, sempre lungo il Sile, nel tratto trevigiano, l’ex Mulini Mandelli chiusi e dimenticati in attesa di un restauro mai partito.
L’elenco è lungo. A Montebelluna c’è l’immenso spazio della Filatura Monti, chiusa nel 2003 e da allora lasciata in balia del tempo e della natura. A Cornuda l’ex fornace Cernacchi, al centro di una lunga discussione sulla sua riqualificazione e devastata da un incendio nel 2015. Vale la pena citare anche la ex concessionaria Brinobet di Susegana, una delle concessionarie d’auto più grandi e conosciute della provincia di Treviso e da anni in totale abbandono. Ma va annoverato anche l’immenso spazio della Fonderia Zanusso di Conegliano, anche questa residuato del fallimento della società ora al centro di un piano di riqualificazione che prevede la realizzazione di tre torri commerciali e un maxi-parcheggio multipiano che però manca ancora di investitori disposti a finanziarlo. L’elenco potrebbe proseguire citando spazi in abbandono quasi in ogni comune della marca trevigiana. «Ripensiamo lo sviluppo», ha chiesto la Cgil. Alla Pagnossin si fa, servono coraggio e idee altrove. (f.d.w.)
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