Coronavirus, positivo un agente dopo l'arresto di un migrante alla Serena

TREVISO. Poliziotti in isolamento, minacce di denuncia tra i vertici dell’azienda sanitaria trevigiana e i gestori della caserma e ora anche la Procura di Treviso che annuncia di voler indagare su quanto sta accadendo all’interno del centro di accoglienza. La Serena, dopo essere stata prima un caso sanitario e poi politico, ora diventa anche un caso giudiziario.
L’inchiesta Il sostituto procuratore Giulio Caprarola si vuole però muovere con i piedi di piombo tanto che il fascicolo aperto sul maxi focolaio, con 257 positivi tra ospiti e operatori, al momento è senza indagati e senza ipotesi di reato. L’obiettivo, secondo quanto spiegato dal procuratore Michele Dalla Costa, è quello di provare a far luce, in particolare, su come sia stato possibile che dai 2 positivi rilevati due mesi fa si sia passati al contagio da Coronavirus di buona parte dell’intera struttura. In particolare saranno passate al setaccio le comunicazioni tra l’Usl e la Nova Facility che gestisce la struttura. «La volontà è solo quella di capire cosa è stato fatto» spiega Dalla Costa, «e cosa eventualmente è mancato nella gestione dei migranti dopo la scoperta delle prime positività». Dopo le indagini per omicidio colposo in relazione alle morti avvenute all’interno di Casa Fenzi, inchiesta affidata al sostituto procuratore Anna Andreatta, il fascicolo affidato al pm Caprarola non ha al momento indagati ma è chiaro che le indagini riguarderanno in particolare l’operato della Nova Facility, la società che gestisce il centro di Casier. «Siamo assolutamente certi di aver agito in maniera corretta», ha risposto ieri il presidente Gian Lorenzo Marinese, spiegando di non voler parlare «nel rispetto dell’opera della magistratura». Si dice molto tranquilla anche il prefetto Maria Rosaria Laganà che, dopo aver difeso nei giorni scorsi l’operato del gestore, parla di una atto della Procura che è «quasi dovuto». Ma l’accusa esplicita del direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi è che positivi e negativi a Casier non siano stati separati per il rifiuto degli stessi ospiti, facendo così lievitare i contagi. Dopo la scoperta poco più di una settimana fa di 133 malati, la situazione nonostante la messa in quarantena «è degenerata» rileva Benazzi, «a causa della promiscuità».
I poliziotti Nel frattempo un agente della questura è risultato positivo al Coronavirus e altri due colleghi sono in attesa dei risultati del terzo tampone consecutivo. Se non è accertato che l’agente abbia contratto il Covid.-19 tra le mura dell’ex caserma, è invece sicuro che fosse tra coloro che la settimana scorsa hanno partecipato all’arresto di un profugo 26enne. Sabato 1 agosto i poliziotti sono dovuti intervenire con urgenza quando un 26enne del Gambia, ospite all’epoca negativo al virus, aveva fatto irruzione nell’infermeria. Già il primo tampone ha dato il responso più temuto: positivo. Lo ha confermato anche il successivo e l’agente – non in condizioni preoccupanti– è stato messo in isolamento a casa. Nel frattempo è cominciata la mappatura dei contatti stretti, fra i quali alcuni colleghi. Due di loro hanno eseguito il primo test risultato negativo ma, al secondo, il verdetto si è ribaltato. Temendo un’iniziale incubazione non rilevata, anche loro sono finiti in quarantena e lunedì si attende l’esito del terzo tampone.—
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