Conegliano, la storica fontana perde il tridente e resta all’asciutto
Degrado per la statua del Nettuno. Il tridente in questi giorni è scivolato giù e la fontana è senz’acqua da tempo. La mano destra perde pezzi e il deterioramento della scultura è evidente. Chies: «Interverremo»

È sopravvissuta ai bombardamenti della Grande Guerra e a quelli del 1944. Oggi rischia di non sopravvivere se non sarà restaurata.
La Fontana del Nettuno, uno dei simboli di Conegliano, è senz’acqua da tempo e sul fondo della vasca vuota sono finiti anche i frammenti della statua. Il tridente in questi giorni è scivolato giù. La mano destra perde pezzi e il deterioramento della scultura è evidente.
Situazione critica
La situazione stride con la storia del monumento, rimasto in piedi quando attorno venivano distrutti dalle bombe edifici e interi abitati.
La fontana dei cavalli, come la chiamano i coneglianesi, continua così a mostrare i segni dell'invecchiamento senza soluzioni. «Nessun atto vandalico», rassicura il sindaco Fabio Chies. Il problema, spiega il primo cittadino, sarebbe legato alla diversa natura dei materiali utilizzati nella statua.
Manutenzione in arrivo
«Faremo una manutenzione, è già la terza volta che interveniamo. La differenza tra pietra e ferro crea questo problema. Stiamo avviando un progetto con un preventivo per capire come procedere».
Non è la prima volta che il Nettuno perde pezzi. Nel 2012 si era staccato un braccio, proprio quello che reggeva il tridente. Non fu mai chiarito se il distacco fosse stato provocato da un atto vandalico oppure da un cedimento strutturale. Nel 2015 arrivò un restauro, in seguito a infiltrazioni che avevano provocato la “frattura” a una mano. Ora il problema si ripresenta nella stessa parte della scultura. La differenza, rispetto al passato, è che manca anche l’elemento per cui la fontana è nata: l’acqua.
Manca l’acqua
La vasca è prosciugata e i frammenti di marmo sono finiti lì. La Fontana del Nettuno non è però soltanto un elemento decorativo. La sua storia affonda le radici nel XIV secolo.
La vasca risale al 1337 ed è opera del veronese Filippo Spongadi. Nel 1770 venne collocato il gruppo del Nettuno, recuperato da villa Foscolo a Oderzo, con il dio del mare seduto sulla grande conchiglia trainata da due ippocampi. L’attuale collocazione risale invece al 1838. Poi arrivarono le guerre, con la storia della fontana intrecciata a quella dei conflitti mondiali. Durante i bombardamenti del 1917-1918 il Nettuno fu l’unica opera della zona a uscire indenne dalle distruzioni.
Indenne alle bombe
Le bombe colpirono duramente Conegliano e il territorio circostante, ma la struttura rimase in piedi. La stessa fortunata sorte toccò al monumento nel 1944. La fontana venne risparmiata dai bombardamenti che invece rasero completamente al suolo alcuni abitati poco distanti. Il Nettuno superò così due guerre e attraversò oltre un secolo di trasformazioni della città.
Il degrado
Ora il nemico non arriva dal cielo. È il tempo, insieme ai problemi di conservazione, a mettere alla prova l'opera storica e tutelata.
Il Comune annuncia un progetto e un nuovo intervento. Resta da capire se questa volta sarà sufficiente una manutenzione ordinaria oppure se servirà un restauro più complessivo, capace di affrontare i problemi che negli anni hanno provocato la perdita di un braccio, il danneggiamento di una mano e ora un nuovo cedimento.
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