Una vacanza nella Marca per 23 bambini ucraini: «La guerra per me è un grande orrore»
I ragazzi sono accolti ormai da due settimane dall’associazione "I fioi del 55", di cui è presidente Walter Piovesan, e del Gruppo Ambulanze dell’imprenditore Fabio Padovan

«Mi chiamo Serthy. Ho 11 anni. La guerra per me è un grande orrore perché ha portato via a me persone molto care, il mio padrino, la mia madrina, i miei amici. E ha distrutto la casa in cui sono cresciuto. La amavo molto, e anche il mio cane, molto importante per me».
Serthy è uno dei 23 bambini e ragazzi ucraini ospiti a Conegliano, dal 31 luglio al 20 agosto. Fabio Padovan voleva accompagnarli alle Tre Cime di Lavaredo. «Troppo caos», ha realizzato. Ha quindi deviato per il monte Piana, sopra il lago di Misurina. E qui ha cominciato a spiegare le trincee della Grande Guerra. «Quando ho visto che i loro occhi di sono inumiditi, ho smesso. E ci siamo messi a scrutare le più belle cime dolomitiche».
Padovan aiuta l’Ucraina
Sono appunto 23 i ragazzi ucraini accolti ormai da due settimane dall’associazione "I fioi del 55", di cui è presidente Walter Piovesan, e del Gruppo Ambulanze che fa capo all’imprenditore Fabio Padovan, titolare dell’Otlav, che da tempo aiuta concretamente l’Ucraina. Accoglienza condivisa anche dagli Alpini dell’Ana e da tanta gente di buona volontà.
Gli ospiti – che in città rimarranno fino al 20 agosto - hanno tra gli otto ed i quindici anni. Con loro tre accompagnatori, oltre ad una signora ucraina che parla italiano. Venerdì 14 agosto, appunto, la gita sulle Dolomiti.
La professoressa Olena, la preside, che non ha voluto lasciarli soli nemmeno in questa vacanza («Sono figli di genitori al fronte o di mutilati ed invalidi di guerra») non se l’è sentita di salire sul monte Piana, avendo appreso che durante il primo conflitto mondiale è stato teatro di scontri cruenti. «Ho mio marito in trincea, oggi voglio starmene in silenzio, qui a bordo del lago di Misurina, per contemplare esclusivamente un po’ di bellezza» si è scusata.

Olena compiva gli anni. Fabio e gli altri volontari le hanno fatto trovare una torta. Insieme hanno festeggiato. Lei si è commossa fino alle lacrime.
Il dolore che non passa
«Ho 55 anni, sono la preside. Per me la guerra è una ferita che duole ogni giorno. È un dolore che non svanisce, nemmeno quando intorno a me regna la quiete. Ha cambiato la mia vita – e quella di milioni di ucraini – lasciano un segno indelebile nei nostri cuori. Anche mio marito è andato in guerra per difenderci. Non sopporto di guardare le città distrutte, gli occhi pieni di lacrime dei bambini, le madri in attesa dei loro figli». Bambini, ragazzi, insegnanti, volontari, tutti hanno una storia da raccontare. Fabio li ha accompagnati lassù, oltre i 2 mila metri, insieme alla moglie e ai figli.
Sorrisi e tristezza
«Ci bastano i loro sguardi, di sorpresa davanti a tanta magnificenza del Creato, ma di solito carichi di tristezza, per ricompensarci di tutto l’impegno che offriamo». Sabato 15 agosto la famiglia Padovan sarà al completo, a Bibione, per accogliere il gruppo nel pomeriggio. «Oggi in montagna, domani al mare, per qualche tuffo. Vorremmo trattenerli anche allo spettacolo pirotecnico della serata ferragostana, ma dobbiamo ancora decidere: dipenderà dal loro stato d’animo».
Tanta riconoscenza
Al giro di boa del soggiorno, agli organizzatori sono già arrivate le prime lettere di riconoscenza. «Grazie a voi possiamo vivere qualche giorno di pace, riposarci e dimenticare, anche solo per un momento, la guerra. Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi».
«Sognavo da tantissimo tempo di incontrarvi – ammette Diana- e finalmente il mio sogno si è avverato. Non avevo mai conosciuto persone come voi, dal cuore così buono e meraviglioso. Dopo 4 anni di guerra, mi sono abituata alle esplosioni, agli allarmi, ma ora che sono qui mi sento finalmente sicura».
Per riempire le giornate di questi ragazzi, con tutta una serie di appuntamenti (uno anche in Cansiglio con i giochi di una volta, scopo fondante dell’associazione “I fioi del 55”) è stata chiesta la collaborazione a tanti. Almeno una cinquantina di persone.
L’affetto degli alpini
È arrivata la disponibilità degli alpini della sezione di Conegliano, che nelle loro iniziative hanno testimoniato come si possa indossare una divisa ed essere soldati di pace, anzi di pacificazione; sorprendente la cortesia con cui i veci hanno saputo accogliere con tenerezza i bambini, «sì, proprio come fossero i nostri nipoti».
Si sono aggiunge le disponibilità del campo di volo Jonathan di Nervesa, del parco ai Pioppi sul Montello, degli amici di Mareno e San Vendemiano e tanti altri. «Non si dimenticano - affermano gli organizzatori, con l'auspicio ovviamente di trovare i necessari riscontri - le richieste di aiuto. l missili russi puntano a colpire le centrali elettriche in Ucraina».
Lo ricorda anche la Caritas, che si è unita a questa singolare esperienza di solidarietà. Per questo dal Paese martoriato sono state chieste donazioni di piccoli generatori di energia molto utili soprattutto nei mesi gelidi. Anche le offerte che saranno raccolte andranno per questo scopo. I fondi raccolti giungeranno a destinazione.
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