Conegliano, addio a Renato Sartor, colonna della Dc e segretario di Fondazione fino al 2010
Conegliano, Sartor è morto a 83 anni per una forma grave di Sla. Fu presidente di Usl 7 e Iacp. Il lungo sodalizio con De Poli, poi lo strappo

CONEGLIANO. La Sla, una forma molto aggressiva, non gli ha lasciato scampo. Gli aveva lasciato lucidissima la vulcanica testa, ma gli aveva progressivamente paralizzato il corpo.
L’altra notte Renato Sartor si è arreso. Non aveva voluto la tracheotomia, quando il male gli aveva minato la gola. Aveva 83 anni, da anni aveva lasciato scena politica e la segreteria generale di Fondazione Cassamarca, retta per 13 anni. In pensione, aveva scritto ben 5 libri, di memorie politiche civili e alpine.

È stato consigliere e capogruppo Dc a Conegliano per 8 anni; segretario provinciale della Dc dal 1983 al 1995; presidente dell’Uls 7; presidente dello Iacp, antenato dell’Ater (gli succederà Mario Caramel, attuale segretario della giunta Zaia). E infine, nel 1987, consulente di Fondazione Cassamarca, e poi dal 1997 al 2010, segretario generale. A fianco del suo mentore politico (nella Dc ) De Poli, con cui ha firmato i grandi progetti di Fondazione a cavallo del Duemila - grandi mostre, università, teatri, Appiani - fino a quando uscì sbattendo la porta, perché le divergenze con De Poli sulla missione di Fondazione si erano fatte insanabili, e non più mediabili . Quella mediazione che è stata la sua cifra – ma tutti dicono l’avesse portata a livello di arte – nella lunghissima militanza nella Dc. «Sapeva tenere sempre un canale aperto di dialogo, e nessuno come lui sapeva guardare lontano investendo sui giovani quando nessuno badava loro», dicono gli ex Dc.
Era partito operaio, alla Ialf di Santa Lucia. E non si vergognava. In azienda prima e nella Dc poi, e nel gruppo di giovani che frequentavano la parrocchia di San Martino a Conegliano, si era formato in un percorso assolutamente sui generis, che lo aveva fatto crescere nel processo produttivo, nella dinamica della filiera, nei tempi e metodi, nella gestione delle risorse umane. Un’università in azienda, patrimonio che poi avrebbe portato da dirigente alla Sermet di San Fior. Nella Dc aveva abbracciato sin dall’esordio la sinistra: la Base di De Poli & Co. (ci era passato pure un certo Bernini...), mentre l’altra anima era il gruppo Forze Nuove (Marta, Bepi Marton).
«Era uno dei pochi a poter parlare con tutti, in anni non facili nel dialogo interno nella Dc», ricordano i veterani della Balena Bianca. E questo gli consentirà, nel 1983, di venir eletto segretario provinciale della Dc, mediatore della grande guerra interna fra le chiese berninana e fanfaniana, una sorta di scisma in embrione nella Dc di Marca.
Lui per primo, ma la cosa sarebbe stata gradita a molti, avrebbero voluto fare il sindaco di Conegliano. Ma il sogno gli sarebbe rimasto nel cassetto.
Fu tra i promotori della mostre di Goldin a palazzo Sarcinelli a Conegliano, viatico alla grande saga di Linea d’Ombra con le grandi mostre ai Carraresi, che segnarono un’epoca a Treviso, con egida e sostegno di Fondazione Cassamarca. E da Conegliano alla Marca, si battè per mille restauri, recuperi, valorizzazioni. Amava l’arte, il teatro, la storia.
Lascia la moglie Luigina Salvadoretti e i figli Luca e Andrea. Giovedì alle 19 il rosario, nel duomo di Conegliano dove sabato alle 10 verrà celebrato il rito funebre.
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