Il Comitato Fadalto contro l’ampliamento di cave e autostrada: «Ci avete rovinato la valle»
Il presidente del Comitato Fadalto: «Diciamo ancora no al proseguimento dell’A27, da Longarone, ma siamo qui per dire di no soprattutto alle cave: all’ampliamento di quelle esistenti, dietro alla Sella del Fadalto, e alla ricoltivazione di quelle sospese da decenni, come a Nove»

Mezzogiorno di Ferragosto, davanti all’ingresso A27 di Fadalto, 36 gradi, asfalto bollente. Lungo l’aiuola spartitraffico compare un lungo striscione: «Ci avete rovinato la valle».
Lo sorreggono, tra gli altri, Bruno Salvador del Comitato Fadalto, la sindaca di Vittorio Veneto Mirella Balliana, il presidente del consiglio comunale Alessandro De Bastiani, Michele Boato, fondatore dell’Ecoistituto Veneto, Toio De Savognani e famiglia, dell’associazione Mountain Wilderness, Giovanni Babinot, uno dei pochi residenti in Fadalto, altri ambientalisti.
Si è ripetuto, dunque, il tradizionale sit in che i contrari all’ottovolante autostradale, con piloni di calcestruzzo alti fino a 100 metri, volteggia sull’ultima valle della provincia, quella appunto del Fadalto.
La protesta
«Oggi, l’oggetto sociale è cambiato», sottolinea Salvador. «Diciamo ancora no al proseguimento dell’A27, da Longarone, ma siamo qui per dire di no soprattutto alle cave: all’ampliamento di quelle esistenti, dietro alla Sella del Fadalto, e alla ricoltivazione di quelle sospese da decenni, come a Nove».
Boato ricorda di quand’era assessore regionale all’Ambiente (1993) e di come, già a quel tempo, si presentarono a palazzo Balbi operatori interessati a «ricomporre ambientalmente» il Fadalto. Allora erano pochi intimi ad opporsi, oggi – ha ricordato Salvador – è la gran parte della comunità, con in testa la Pro loco e gli stessi alpini, oltre al Comune.
«Intanto possiamo dire di aver vinto, almeno fino ad oggi, la battaglia di popolo contro la nuova coltivazione a Nove. Come è stato detto più volte, in Val Lapisina si concentrano importanti valori di tutela ambientale e di vita sociale e, nel contempo, si concentrano grandi problematiche e grandi criticità per quanto è stata sfruttata questa valle».
È la premessa, fa capire la sindaca, per dire chiaramente di no ad un’altra cava. È stato presentato un progetto, dalla ditta Grigolin, ma a seguito della dura opposizione (anche in consiglio comunale), non si è arrivati nemmeno alla conferenza dei servizi; l’impresa ha deciso di fermarsi prima, considerato il gran numero di osservazioni.
Balbinot, l’abitante più vicino alla cava già in attività sul Fadalto, non ha nascosto dal canto suo, la preoccupazione per l’ampliamento concesso dalla Regione. De Savorgnani ha esteso la considerazione a tutta la Pedemontana, evidenziando pericoli di attività estrattive in numerosi Comuni.
Il ricordo
Non è mancato un ricordo per Gianni Dal Tio, il fondatore del Comitato Fadalto, prematuramente scomparso che con determinazione ha sostenuto ogni mobilitazione per la salvaguardia della valle. Dall’area del sit in si potevano apprezzare, a breve distanza, le storiche fornaci di calce di Fadalto.
Salvador ha rilanciato all’amministrazione – trovando il pieno consenso anche del presidente De Bastiani – la proposta di salvare questo patrimonio di archeologia industriale con la costituzione di un parco.
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