In coda per la mostra a Santa Caterina, al banco anche Goldin: «Addetti malati»

In questi giorni si registrano quasi 2.000 presenze quotidiane. «Capodanno al museo, un successo»

Marina Grasso
Coda per accedere alla mostra di Goldin
Coda per accedere alla mostra di Goldin

In pochi giorni, la scena è già diventata familiare a chi passa nei pressi del Museo di Santa Caterina: una coda ordinata e continua che riempie piazzetta Botter e si snoda lungo via Santa Caterina.

Dal 25 dicembre è così ogni giorno, per accedere alla mostra “Da Picasso a Van Gogh. Storie di pittura dall’astrazione all’impressionismo”, aperta anche nel pomeriggio di Natale e nella notte di San Silvestro.

«Era prevedibile», spiega il suo curatore, Marco Goldin, mentre si affaccenda al banco di accoglienza dei visitatori. «C’è stata una breve fase di rallentamento delle visite prima delle feste, come succede ogni volta. Dopo quarant’anni di mostre la cosa non mi ha minimamente preoccupato, e infatti dal giorno di Natale stiamo registrando tra i 1.500 e i 2.000 ingressi al giorno».

Il pubblico che dal 15 novembre affolla Santa Caterina per ammirare i 61 capolavori provenienti dal Toledo Museum of Art continua ad arrivare da tutta Italia e anche dall’estero, soprattutto in questo periodo che privilegia il pubblico individuale, le coppie, le famiglie. «In questi giorni non ci sono gruppi organizzati», precisa Goldin.

«Sono persone che acquistano il biglietto autonomamente e si presentano al museo. È per questo che si forma la coda: non per disservizi, ma perché l’afflusso è costante. Per fortuna le procedure scorrono veloci e l’attesa resta contenuta».

Tra i momenti più significativi di questa affluenza ininterrotta, il 31 dicembre, quando i visitatori sono stati ben oltre i duemila. Anche perché, come fa da quindici anni ogni volta che cura una mostra aperta anche a Capodanno, Goldin ha proposto di salutare l’anno nuovo tra i capolavori.

Niente feste rumorose, nessuna mondanità: una mezzanotte sobria, circondati da una vertiginosa sequenza di capolavori e visite guidate per tutta la serata, condotte anche da lui. «È un modo diverso di cominciare l’anno», racconta.

«E ogni volta l’entusiasmo è sorprendente: oltre a quello raccolto fino all’una di notte in mostra, continuo a ricevere messaggi di ringraziamento da tutta Italia, da persone felici di aver iniziato il nuovo anno così». In questi giorni Goldin è costantemente presente a Santa Caterina, a parte il tempo necessario per raggiungere Villa Manin di Passariano, dove attorno all’altra sua mostra in corso, “Confini da Gauguin a Hopper”, si sono raccolte oltre 10 mila persone la sera di Santo Stefano per una serata-spettacolo dedicata ai temi dell’esposizione.

A Treviso, però, non è in museo per uno spettacolo o per rappresentanza, ma per necessità e per scelta. «Il lavoro è tanto e abbiamo alcuni addetti a casa con l’influenza», dice con naturalezza, «quindi sto dando una mano dove serve».

Alla cassa, all’ingresso, nell’assistenza ai visitatori: ruoli che non sorprendono chi lo conosce, ma che continuano a stupire il pubblico.

«Qualcuno resta incredulo quando mi trova qui», ammette sorridendo. «Ma per me è normale: sono fatto così. Seguo le mostre dall’inizio alla fine, anche nel lavoro più pratico. E anche se è faticoso non nascondo che resta soprattutto entusiasmante».

Così, tra una spiegazione su come funzionano le audioguide (scritte e registrate da lui, naturalmente), un controllo ai biglietti e un selfie con i visitatori – sì, è piuttosto richiesto – confida un’altra previsione dall’alto della sua esperienza: «Questa tra Capodanno e l’Epifania sarà una settimana di grandissimo afflusso. Sia le prenotazioni sia l’esperienza mi dicono che quello dei visitatori sarà un numero importante. Per la mostra, ma anche per tutta la città». 

 

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