«Cittadella: inaccettabile andare avanti»

«Oggi parlare di un project predisposto da persone coinvolte nello scandalo Mose è moralmente e politicamente improponibile e per me inaccettabile. Per questo motivo oggi sono assolutamente contrario».
Parla Adriano Cestrone, non l’ultimo arrivato nella sanità veneta. E parla di Padova. «In questi mesi, le indagini relative allo scandalo Mose hanno evidenziato che talune società e persone, con un ruolo di primo piano nella progettazione e finanziamento dell’ospedale (di Padova ndr), coincidono con società e persone coinvolte nello scandalo stesso, tra l’altro la Palladio Finanziaria, e il suo Legale Rappresentante dottor Meneguzzo».
E Adriano Cestrone lancia il siluro: «Io che sono stato per anni un funzionario regionale che ha sempre perseguito l’interesse pubblico, non posso più condividere questo progetto e credo sarebbe indispensabile nell’interesse della città di Padova e della Sanità veneta chiarire questi aspetti».
Ma attenzione: la Palladio fa parte dell’associazione temporanea di imprese (in sigla: Ati) che ha vinto l’appalto per la nuova cittadella sanitaria di Treviso, ossia l’ampliamento dell’ospedale Ca’ Foncello, opera da 224 milioni di euro, ma partita che in 20 anni sfiorerà addirittura il miliardo di euro. E il suo “ad”, l’amministratore delegato Roberto Meneguzzo, arrestato a giugno per le tangenti sul Mose, è il capocordata.
Palladio Finanziaria è in joint venture con Lend Lease, multinazionale, sede europea a Londra. Hanno creato Finanza e Progetti, la società per azioni che capeggia l’Ati che a breve dovrebbe vedersi aggiudicati definitivamente opere e lavori. Il maxi-appalto dell’Usl 9 per il complesso ospedaliero non è sotto inchiesta, né sono sotto inchiesta gli altri soci della cordata: Lend Lease Construction (Emea)di Londra, Carron Cav. Angelo spa di San Zenone, Siram di Milano, Sielv di Fossò-Venezia e Tecnologie Sanitarie di Roma.
E così il siluro che Cestrone ha lanciato ieri diventa doppio, uno j’accuse senza precedenti, inusitato, da uno dei più grandi esperti di sanità. Padova e Treviso, il nuovo ospedale della città del Santo come la nuova cittadella del Ca’ Foncello. Le due città che hanno scandito la sua carriera ai vertici della sanità veneta, per oltre 30 anni. Dal Ca’ Foncello, come direttore sanitario, Cestrone è partito. E successivamente è passato a Padova, dove negli ultimi quattro lustri ha retto un’azienda speciale come quella Padova, polo medico internazionale. Obbedendo alle direttive della Regione Veneto anche quando era contrario. «Sono un dipendente pubblico fedele», ha rivendicato ancora ieri Cestrone, «e ho eseguito anche quando non ero d’accordo».
Ma oggi Cestrone è un ex dirigente pubblico arrabbiato, molto arrabbiato. L’essere finito nel ciclone, in queste ultime settimane, per l’inchiesta della Corte dei Conti, con altri 44 manager, lo ha sorpreso e ferito. La Corte dei Conti vuol chiedere per l’appalto sulle mense ospedaliere a Serenissima («è un’indagine, non una sentenza», ricorda Cestrone, «la Procura di Padova ha già archiviato due inchieste sulla stessa vicenda») un conto astronomico, da 13 milioni. E dopo aver mediato a lungo nel suo buen retiro croato, ha deciso di rompere ogni indugio. E ogni filtro.
Cestrone accusa apertamente «un organo regionale» di aver innescato quella che chiama senza mezzi termini «la macchina del fango»; non rinnega nulla della sua fedeltà politica e amminitrativa («ho rispettato le direttive, da buon funzionario pubblico»). Ma adesso si smarca, vuole smarcarsi: «Io che sono stato per anni un funzionario regionale che ha sempre perseguito l’interesse pubblico, non posso più condividere questo progetto e credo sarebbe indispensabile nell’interesse della città di Padova e della Sanità veneta chiarire questi aspetti». E tuona, sapendo che non parla uno qualsiasi, ma un dirigente che ha attraversato, da una posizione altissima, gli ultimi due decenni di appalti, contratti e progetti di due dei più grandi poli veneti della sanità. A Padova, soprattutto. Il suo atto di accusa, rimbalza giocoforza anche a Treviso, come chi parla a nuora perché suocera intenda. Infine, Cestrone non si unisce a chi attacca a prescindere la formula del project financing, che peraltro nel caso di Treviso e Padova era a guida pubblica, e non privata, come in precedenza accadeva in Veneto. «Lo ritengo un buono strumento finanziario», premette. Ma poi va oltre, e sferra un altro attacco frontale, durissimo: «Purtroppo in Veneto è stato usato male per scarsa conoscenza, se non ignoranza, dei meccanismi, e per disonestà». Non solo Padova, non solo Treviso.
L’atto di accusa chiama in causa anche il modello sanitario veneto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








