Cessalto: omicidio-suicidio: Jamir disperata prima dello schianto

Il racconto dei testimoni. Fernando e Lino Carrer sul luogo dell’incidente posano un mazzo di fiori: «Ciao, Florindo»

CESSALTO. «Abbiamo solo rabbia, tanta rabbia». Ancora uno sguardo a quel rettilineo, sull’asfalto le tracce di olio e frammenti di carrozzeria e pezzi meccanici. Quattro mani che posano un mazzo di fiori con attaccato un semplice biglietto: «Ciao Florindo». Il vento sferza le lacrime sul viso di Lino e Fernando, sulla provinciale Cimpello-Sequals dove lunedì ha perso la vita il fratello Floriano Carrer, 53 anni che avrebbe compiuto solo ieri.

Poi insieme all’obitorio, per uno sguardo fugace al congiunto perduto, probabilmente per una folle corsa verso la morte che l’autista Cristiano Di Paolantonio – appassionato di misteri e fanatico delle scie chimiche – ha voluto percorrere contro il volere della moglie e madre delle sue due piccole figlie, ora tragicamente orfane dei genitori. Sui corpi delle tre vittime dell’incidente di San Giorgio della Richinvelda sono stati compiuti ieri pomeriggio i prelievi utili agli esami tossicologici.

L’elemento nuovo è il racconto di alcuni testimoni che avrebbero incrociato e quasi sfiorato il furgoncino prima dello schianto fatale. I testimoni riferiscono che la donna, Jamir Temjenlelma, 38 anni, poco prima dell’incidente mostrava segni di disperazione: agitandosi con le mani per la guida spericolata del marito, evidentemente deciso a porre fine alla corsa. Un dettaglio che renderebbe ancora più credibile l’ipotesi attorno alla quale sta lavorando la Procura di Pordenone: quella di un caso di omicidio-suicidio.

«Abbiamo saputo che un paio di testimoni hanno raccontato di aver visto quella donna agitarsi disperatamente prima dell’incidente. Quell’uomo non doveva guidare – spiega Fernando Carrer –: doveva essere fermato prima, gli doveva essere impedito di prendere in mano un veicolo. Doveva essere bloccato, possibile che a nessuno sia venuto in mente: a chi toccava? A chiunque spettasse, doveva essere fatto. E avremmo evitato di piangere questa assurda tragedia. Assurda perchè se io guido con la revisione scaduta mi fermano grazie a congegni elettronici e mi ritirano la patente. A questo, reduce da un Tso, con intenti suicidi già manifestati, sotto assunzione di farmaci, con un incidente analogo appena 24 ore prima nessuno - dico nessuno - ha provveduto a impedire la guida. Qualcuno si prenda la responsabilità».

Le conferme, a questo punto, sono più d’una: la dinamica dell’incidente, nessun segno di frenata, uno schianto frontale a forte velocità; lo stato di profonda disperazione che stava attraversando l’uomo, che aveva mostrato volontà autolesionistiche; l’appello che la donna aveva rivolto a un’associazione antiviolenza nei giorni scorsi; il racconto, appunto, dei testimoni.

A Cessalto la comunità attende il ritorno di Florindo Carrer, autista alle dipendenze della Mattiuzzo autotrasporti di Motta, conosciuto e apprezzato da tutti per il suo carattere solare. Padre di una figlia, Arianna, 23 anni, che non sa darsi pace per l’assurdo incidente. I funerali, inizialmente previsti per sabato, slittano alla settimana prossima. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria. A casa il dolore anche degli anziani genitori di Florindo, l’86enne Orfeo e Lina, cui è stata riservata la sorte peggiore: quella di sopravvivere a un proprio figlio.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso