Castelfranco, i Padri Bianchi lasciano dopo settant’anni: troppo alti i costi

Era il 1956 quando aprì la casa di via Ponchielli, per i confratelli in pausa tra una missione e l’altraLa congregazione ha chiuso la sede per trasferirsi nella casa di Treviglio

Davide Nordio
I Padri Bianchi
I Padri Bianchi

Dopo settant’anni i Padri Bianchi lasciano Castelfranco: il saluto è stato dato domenica in Duomo durante una messa molto partecipata a cui ha preso parte anche la sindaca Maria Ghimenton a testimonianza dell’affetto dei castellani per questa congregazione missionaria.

La storia

Era il 1956 infatti quando aprì la casa di via Ponchielli, destinata ai confratelli che dovevano trascorre una pausa tra una missione e l’altra oppure perché rientravano definitivamente in Italia, qualcuno anche dopo quarant’anni di attività in Africa.

E seppur ottantenni, hanno continuato il loro servizio sacerdotale presso le parrocchie della città, confessando, celebrando le messe, ma anche testimoniando la loro attività missionaria. La congregazione è stata fondata nel 1868 dal francese Carlo Marziale Allemand Lavigerie, arcivescovo di Algeri con il nome di società dei missionari d’Africa a cui l’anno seguente si aggiunge la congregazione delle suore missionarie di Nostra Signora d’Africa. Nel 1886 la missione in Africa equatoriale ha i suoi primi martiri. Nel 1888 su invito di Papa Leone XIII, Lavigerie si fa promotore di una campagna antischiavista nelle principali città europee, suscitando un vasto movimento di opinione.

L’abito

I Missionari d’Africa si chiamano anche Padri Bianchi la lunga tunica bianca (gandura) che diventerà il loro abito ufficiale, con il mantello bianco leggermente adattato (burnus), tipico elemento dell’abbigliamento maschile nell’Africa del Nord.

Infatti una delle particolarità di questa congregazione è proprio quella di integrarsi con le popolazioni presso cui prestano la loro missione.

Per lungo tempo hanno anche portato una lunga barba. La casa di Castelfranco è stata un fulcro di formazione missionaria: i padri ospiti qui sono sempre stati testimoni eccezionali di che cos’era l’Africa, delle sue problematiche, ma anche della sua cultura.

I ringraziamenti

«Siamo grati per la sensibilità dimostrata in questi settanta anni verso le missioni in particolare a Castelfranco che era rimasta la nostra ultima sede in Veneto» spiega Padre Fausto Guazzati, 90 anni, gran parte dei quali passati in Congo «I rapporti sono sempre stati buonissimi con i tanti che condividono con noi l’impegno per la giustizia, per i diritti umani e il rispetto degli immigrati».

Proprio in riferimento al fenomeno migratorio i Padri Bianchi sono stati un punto di riferimento per chi arrivava in Italia e in particolare a Castelfranco da paesi africani dove erano presenti le loro missioni. E per alcuni anni hanno tenuto nella loro sede corsi di alfabetizzazione per le donne.

«In questo senso il loro contributo è stato molto importante» spiega il presidente dell’associazione ex allievi dei Padri Bianchi, l’imprenditore resanese Leopoldo Bottero «perché è importante conoscere la cultura di chi arriva in Italia. La loro ricchezza è proprio lo spirito di accoglienza e di apertura nei confronti di tutti».

Ora i padri che fino ad oggi hanno abitato in via Ponchielli si trasferiranno nella casa di Treviglio: troppo costoso mantenere la struttura mentre le vocazioni calano.

Tra coloro che hanno salutato i Padri Bianchi, assieme al clero castellano e alla sindaca Maria Ghimenton anche don Davide Crespi: una presenza significativa in quanto don Davide, vicario parrocchiale a Santa Maria della Pieve, presto partirà per il Paraguay come missionario.

 

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