Caso di West Nile a Silea, ricoverata una 69enne

La paziente, residente a Cendon di Silea, è in ospedale da una settimana. Accusava febbre alta, la diagnosi dopo gli esami al Ca’ Foncello: «Ho contratto la malattia, ma ora sto meglio: mi dimetteranno presto»

Francesca Violi
L’ingresso dell’ospedale Ca’ Foncello
L’ingresso dell’ospedale Ca’ Foncello

Una donna residente a Cendon di Silea è da giorni all’ospedale per aver contratto la febbre West Nile. «Ora sto meglio», dice raggiunta al telefono in reparto.

La West Nile, il cui virus è trasmesso dalle zanzare, è una malattia di origine tropicale che col progressivo riscaldamento climatico è ormai presente in modo stabile in diverse aree europee e regioni italiane, tra cui il Veneto: questo sarebbe il secondo caso della stagione registrato nella Marca.

Il caso

Si tratta di una 69enne che è ancora ricoverata al Ca’ Foncello. Secondo quanto riferito dal suo compagno, all’inizio della settimana scorsa la donna ha iniziato ad accusare un crescente malessere: «Aveva mal di testa, poi febbre, non mangiava, vomitava, e tanta debolezza e stanchezza».

Dopo qualche giorno si è rivolta al medico curante, che, dopo aver valutato i sintomi e averla visitata, l’ha indirizzata al pronto soccorso. «Quando siamo arrivati al triage, ci stavano aspettando. Erano stati preavvertiti dal dottore».

Gli esami

La paziente è stata sottoposta a diversi esami, quindi ricoverata. «Dopo aver analizzato il liquido spinale, hanno capito che era la febbre West Nile», conclude l’uomo. Ieri sera la signora, dal suo letto in ospedale (non è infettiva: chi contrae il virus non lo diffonde) ha detto: «La West Nile è quasi passata. Domani farò altri esami del sangue, e potrebbero dimettermi nei prossimi giorni» aggiunge la donna. Prima di ammalarsi non aveva fatto viaggi: «Nell’ultimo mese sono sempre stata a casa». E, scherza, «è tanto se andavo all’Emisfero».

A fine luglio era stato registrato il primo caso umano di febbre West Nile della stagione, a Salgareda: a contrarla era stata una giovane donna colpita da febbre alta, che si era poi rimessa senza difficoltà. In Italia il virus è trasmesso dalle zanzare comuni (attive soprattutto all’alba e al tramonto), e se nell’80% dei casi l’infezione è asintomatica, in altri casi possono manifestarsi febbre improvvisa, dolori muscolari e articolari, stanchezza, nausea, vomito, rash cutaneo, con possibili complicanze soprattutto in persone anziane o debilitate, e, raramente, sintomi neurologici.

La diagnosi

Dopo la diagnosi l’Ulss 2 attiva le procedure di contenimento e prevenzione, che includono indagine epidemiologica e disinfestazione straordinaria, in collaborazione con i Comuni interessati.

L’anno scorso i contagi umani confermati nella Marca furono 35. Che il West Nile circolasse anche quest’anno era appurato dal monitoraggio di zanzare e avifauna: se a trasmettere il virus è la zanzara, infatti, il suo serbatoio naturale sono gli uccelli selvatici e per intercettare precocemente la circolazione del virus è cruciale la cattura e analisi di entrambi.

E in luglio il virus era stato scoperto anche su alcune oche domestiche a Oderzo: i volatili, circa una decina, allevati a scopo ornamentale, presentavano sintomi compatibili con la malattia e alcuni casi di mortalità, che avevano spinto i veterinari dell’Ulss 2 a fare delle indagini, rilevando così il patogeno. In maggio erano scattati il piano regionale di prevenzione e sorveglianza delle arbovirosi e quello per il controllo delle zanzare nelle aree urbane.

 

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