Caso Compiano a Treviso, lo Stato confisca 17 milioni dalla vendita delle auto

TREVISO. È diventata definitiva la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione per Luigi Compiano, 65 anni, all’epoca legale rappresentante della North East Services, per omissione di versamenti dell’Iva nel periodo tra il dicembre 2011 e lo stesso mese del 2012 e delle ritenute fiscali tra l’agosto 2012 e lo stesso mese del 2013 per una cifra complessiva di 17 milioni di euro.
La Corte di Cassazione, qualche giorno fa, ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Compiano, rappresentata dall’avvocato Piero Barolo, ed ha disposto che i 17 milioni di euro “evasi” siano confiscati dallo Stato. Quei soldi, ricavati dalla vendita all’asta delle centinaia di auto di lusso della “collezione Compiano” non saranno usati, dunque, com’era nei piani della difesa (se il ricorso fosse stato accolto) per pagare le tasse evase ed estinguere il reato, ma andranno direttamente nelle casse dello Stato per coprire la cifra evasa e anche le spese dei processi istruiti a carico dei vertici della Nes. La pena , inoltre, diventa esecutiva. Ci sono attualmente altri procedimenti in corso legati al crac della galassia Compiano (tre riti abbreviati già ottenuti dalla difesa ed un procedimento per bancarotta approdato ad udienza preliminare) che saranno discussi in aula nei prossimi mesi. I due anni e quattro mesi da scontare per la pena diventata definitiva nei giorni scorsi potrebbe sfociare in misure alternative al carcere, come ad esempio l’assegnazione ai servizi sociali.
Il procedimento penale a carico di Compiano terminato pochi giorni fa con la sentenza definitiva della Suprema Corte, che di fatto conferma la condanna a due anni e 4 mesi inflitti dalla Corte d’Appello (in primo grado la pena era stata quantificata in un anno e 6 mesi), si riferiva ad una serie di evasioni fiscali, messe in atto, secondo il pubblico ministero Massimo De Bortoli tra il 2011 ed il 2013. In quegli anni, Luigi Compiano, in qualità di legale rappresentante della Nes, avrebbe omesso di versare all’Erario somme dovute a titolo d’imposta per oltre 17 milioni di euro. Secondo quanto la procura aveva sostenuto in aula, Compiano avrebbe esplicitamente dato disposizione ai preposti di pagare le imposte solo dopo aver estinto ogni altra spesa.
La procura avrebbe inoltre evidenziato come la situazione d’insolvenza della Nes fosse stata causata anche dalla dissipazione di ingenti risorse della società destinate a spese che non c’entravano nulla con l’attività aziendale.
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