Caserma Serena, ministro Lamorgese convoca il prefetto: «Ritardi nel dividere sani e contagiati»

TREVISO. «Ho convocato il prefetto di Treviso perché dalla prima relazione che mi ero fatta preparare rilevo che hanno avuto difficoltà separare coloro che si positivizzavano. Pensavano potessero gestirla, hanno cominciato a dividerli ma evidentemente in ritardo e, man mano si verificavano altri positivi, i tamponi li hanno fatti un secondo momento».
Lo ha detto ieri il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, a proposito della vicenda del caso Serena. E’ chiaro che la numero uno del Viminale chiederà direttamente lumi al prefetto Maria Rosaria Laganà. Il governo vuole capire cosa non abbia funzionato nel cordone sanitario al centro migrani
E intanto non ci sono ipotesi di reato – né tanto meno indagati nel fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Treviso. Per il momento, il pm Giulio Caprarola vuole capire come, all’excaserma, si sia arrivati al maxi focolaio di 257 positivi al Covid partendo dai “soli” 2 casi riscontrati un paio di mesi fa all’interno della struttura. Al setaccio le comunicazioni tra Usl 2 e Nova Facility che gestisce la struttura per capire bene se sia stato fatto tutto il possibile per evitare la propagazione del virus. Tecnicamente quello aperto è un fascicolo conoscitivo, il “modello 45”.
Nel fascicolo confluiranno i documenti di Usl, Nova Facility, forze dell’ordine e di chi ha avuto a che fare con la caserma Serena. Materiale esclusivamente documentale che passerà al vaglio del pubblico ministero. Solo se dai documenti dovessero emergere rilevanti negligenze da parte di qualcuno, da conoscitiva l’inchiesta assumerebbe in toto i connotati della verifica penale e quindi si passerebbe all’apertura di un vero e proprio fascicolo con la formulazione di ipotesi di reato e l’eventuale iscrizione nel registro degli indagati di presunti responsabili.
Lo conferma anche Gian Lorenzo Marinese, presidente di Nova Facility, la società che gestisce il centro di accoglienza della Serena con 309 ospiti di cui 257 contagiate dal coronavirus. «Sono assolutamente tranquillo», dice, «anche perché la procura della Repubblica vuole chiarire alcuni passaggi della vicenda. È un’indagine che non ha carattere penale, né io né la mia società siamo indagati. Ad ogni modo ho documentato tutto su carta: se e quando eventualmente avessero bisogno di chiarimenti non avrò alcuna remora a farlo personalmente».
Nel frattempo in questura salgono a 2 i poliziotti positivi al coronavirus. Oltre a quello risultato positivo la settimana scorsa, se n’è aggiunto un altro “con carica lieve”. Un terzo caso sospetto è risultato negativo. Sarebbe questo l’esito dei tamponi (ma ne serve un aro) effettuati su alcuni agenti di un reparto che aveva arrestato un profugo gambiano di 26 anni, ospite della Serena. Non è accertato che l’agente abbia contratto il Covid-19 tra le mura dell’ex caserma ai confini tra Casier e di Treviso.
Voci non ufficiali, però, parlano di altri casi sospetti in altri reparti che hanno avuto a che fare con l’arrestato. Serviranno altri tamponi. Nel frattempo il questore Vito Montaruli è rientrato dalle ferie per prendere in mano le redini della questura in un momento così delicato. Bocche cucite, la parola d’ordine.—
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