Cardiologia, 90 infarti al mese a Treviso: «Curiamo il virus senza chiudere»

Il reparto diretto da Carlo Cernetti non ammette soste. Creato un box per isolare i pazienti infettivi
Il primario di Cardiologia di Treviso e Castelfranco Carlo Cernetti (a destra)
Il primario di Cardiologia di Treviso e Castelfranco Carlo Cernetti (a destra)

TREVISO. L’infarto non può attendere, neanche quando si è nel bel mezzo di una pandemia. Ed è su questo fronte che si stanno concentrando gli sforzi della Cardiologia di Treviso e Castelfranco, che ogni mese gestisce in media 90 pazienti colpiti da infarti acuti che chiamano il 118 e una settantina di pazienti in lista per interventi a valvole, coronarie o contro le aritmie.

«Mantenere ritmo e priorità significa abbattere la mortalità cardiovascolare che è decine di volte superiore a quella del Covid» sottolinea il primario Carlo Cernetti che insieme a un team motivato e in sinergia con la direzione dell’Usl 2 lavora senza sosta per tenere la barra a dritta, ovvero garantire sale operatorie e posti letto per le urgenze.

«La vera sfida è curare il Covid tenendo aperto tutto il resto» ribadisce Cernetti. Una partita cruciale e per nulla scontata visto il graduale aumento dei contagi da coronavirus e della pressione sugli ospedali.

Ogni anno la Cardiologia accoglie 350 persone con infarti superacuti da operare entro un’ora dalla chiamata al Suem e 750 infarti subacuti da operare in 24-48 ore. In otto mesi di pandemia il reparto diretto da Cernetti ha seguito 15 pazienti con infarto grave e al contempo positivi al Covid, per i quali l’intervento immediato era questione di vita o di morte. Via via è stata quindi affinata la strategia per trattare la patologia cardiaca d’emergenza abbattendo il rischio che il virus circoli in corsia e ammali personale o utenti. «Ai pazienti che arrivano in ambulanza e devono essere operati al più presto somministriamo subito il test antigenico rapido che dà una risposta in 15 minuti» spiega Cernetti, a differenza del tampone che fornisce l’esito in 24 ore (un tempo incompatibile con un infarto serio). Dopo questo primo filtro, l’entrata in sala operatoria avviene in massima sicurezza.

«Tutto il personale si comporta e si protegge come se il paziente fosse positivo al Covid» prosegue l’esperto. Un modo di lavorare non nuovo alla Cardiologia dove da sempre ci si confronta con l’esposizione anche ad altre infezioni quali epatite o Hiv.

Per i pazienti Covid positivi anche la convalescenza risponde a regole precise. «Dentro la Cardiologia, così come in Terapia Intensiva, sia a Treviso sia a Castelfranco, abbiamo predisposto dei box per l’isolamento dei pazienti infettivi che vengono assistiti a turno da personale dedicato con protezioni adeguate» aggiunge Cernetti. Per i pazienti che invece sono in lista per un intervento programmato il tampone pre-ricovero si fa un paio di giorni prima e l’accesso in reparto avviene solo con test negativo, in caso contrario la prestazione sarà rinviata".

"Stringenti sono anche le regole per le visite dei parenti ai degenti: bloccate quelle di routine, ammesse quelle compassionevoli con l’autorizzazione del primario. Il dottor Cernetti osserva con attenzione la curva del contagio e lancia a tutti i cittadini un appello a non rinunciare alle cure ospedaliere per paura dell’epidemia: «Mi aspetto un ulteriore incremento del virus, ma invito tutti coloro che hanno un dolore toracico sospetto a chiamare subito il 118». —


 

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