Coltivazioni stressate dalla siccità, nella Marca netto calo di mais, Prosecco e latte

Le richieste di irrigazione ricevute dal Consorzio di bonifica Piave sono aumentate del 50 per cento nelle ultime settimane. Scattano i controlli anti abuso. L’ente ha progetti cantierabili per 110 milioni, ma i fondi non ci sono

Francesco Dal Mas
Gli effetti del gran caldo sul mais
Gli effetti del gran caldo sul mais

Chissà mai se lunedì 29 giugno, i previsti temporali in montagna e sulle Prealpi, arriveranno anche in pianura. I coltivatori dei 55.000 ettari irrigati dal Consorzio di Bonifica Piave incrociano le dita, perché il fabbisogno irriguo delle colture è al massimo livello.

«In terreni sassosi e permeabili, quali quelli dell'alta pianura trevigiana» lancia l’allarme Amedeo Gerolimetto, presidente del Consorzio, «stiamo registrando un aumento della richiesta idrica fino al 50%. E questo per la semplice ragione che i turni di irrigazione adottati (7-10 giorni) non consentono di conservare l'umidità nel suolo. Stiamo facendo il massimo sforzo per gestire in modo razionale la rete di distribuzione derivata. C'è bisogno che ogni utilizzatore prenda coscienza che l'acqua potrebbe un giorno ridursi fino a mancare, quando il fiume Piave e i laghi alpini saranno giunti al livello minimo».

Evitare gli sprechi

E dopo aver raccomandato ad ogni utilizzatore di osservare scrupolosamente il proprio orario e adottare ogni iniziativa affinché l'acqua soddisfi unicamente i fabbisogni delle colture agricole, evitando sprechi o utilizzi fuori orario, ricorda «a chi preleva senza autorizzazione potranno essere applicate le penali regolamentari, oltre che l'immediata sospensione».

Infatti il personale di guardiania sta già svolgendo azioni di controllo in orari serali o notturni. D’altra parte, i produttori di mais, la coltura più colpita dalla siccità, denunciano cali produttivi che oscillano dal 20 al 50%. Il Prosecco ancora resiste, ma se nei prossimi giorni non arriveranno le piogge, la contrazione potrebbe superare il 10%.

Lo stress idrico e delle temperature costringe le vacche da latte ad una produzione ridotto tra il 20 ed il 30%. «Il mais, non c'è ombra di dubbio, soffre più di ogni altra coltura, specie se si trova in terreno ghiaioso. Il Prosecco che è una coltura arborea che ha un apparato radicale molto diffuso e anche profondo per certi aspetti, soffre molto meno, ma», informa il presidente, «proprio adesso i produttori hanno incominciato a irrigare sui vigneti, per cui potrebbe resistere un po' di più».

Il ricorso ai laghi

«Gli impianti irrigui sono al massimo della loro funzione, perché con queste temperature anche colture che usano meno acqua, come la soia, incominciano ad utilizzare il turno per intero, perché con il caldo che c'è, l'acqua che evapora prima ancora di toccare terra, si irriga molto meno».

Il Consorzio, fino alla settimana scorsa riusciva ad avere l'acqua necessaria dalle derivazioni senza attingere ai bacini di montagna, perché i temporali e le piogge garantivano comunque la portata sufficiente che per legge deve garantire sul greto del Piave. Da qualche giorno, il Consorzio attinge dal lago del Centro Cadore e da quello del Mis, a Sospirolo. Attorno a un metro cubo al secondo.

Una cabina di regia

La problematica è così delicata che alla sua gestione provvede una cabina di regia, da quest'anno, composta dall'Autorità di Bacino, dalla Regione Veneto, Arpav, Enel, Consorzi di Bonifica attraverso la loro associazione Anbi.

«Siamo di fronte a un momento estremamente delicato e complesso, secondo me, non c'è ombra di dubbio su questo». L’irrigazione dei 55.000 ettari avviene in pressione o a scorrimento. Il primo sistema è senz’altro più risparmioso del secondo. «Ad oggi il Consorzio è riuscito a trasformare più di metà della superficie da scorrimento in pressione. Il che significa che ogni ettaro trasformato utilizza meno di metà acqua, quasi un terzo», ricorda Gerolimetto. Non basta ancora, obiettano gli amministratori e gli operatori turistici del Bellunese, che si vedono prosciugare parte dei loro laghi, che garantiscono due milioni di presenze l’anno.

I piani nel cassetto

«Noi abbiamo progetti pronti, cantierabili che attendono finanziamenti a livello nazionale, europeo, anche regionale, per un valore superiore di 100 milioni. Con l’implementazione di questi progetti, lasceremo più acqua nei laghi, ma anche sul Piave». Infatti Legambiente ed altri movimenti hanno denunciato in questi giorni che il medio Piave è ridotto a qualche pozzanghera, con vistose morie di pesci.

«È vero, purtroppo. Per le caratteristiche che ha il Piave» spiega Gerolimetto «noi abbiamo determinate zone completamente asciutte con piccoli rigagnoli che corrono su dei rami quasi secchi e in queste buche si rifugiano i pesci. Questi rischiano di andare in asfissia, tanto è vero che anche da parte nostra, in collaborazione con coloro che seguono la fauna ittica, stiamo cercando di far confluire su qualche canale come il Priula un po’ di acqua in più».

Gli investimenti

Gli investimenti richiesti riguardano da un lato la manutenzione di grandi canali derivatori, che hanno più di 50, anche 100 anni e adesso hanno bisogno di interventi strutturali importanti. E poi il recupero di alcune cave importanti, collegandole alle reti di irrigazione a pioggia, in modo tale da un lato avere le sospirate casse di espansione in pianura, «indispensabili anche se di pochi milioni di metri cubi d’acqua: ci consentirebbero da un lato di avere l'acqua stoccata e, dall’altro, di prolungare il periodo prima di attingere ai laghi; dall'altro di non riempirle del tutto, ma di farlo in presenza delle sempre più frequenti bombe d’acqua; in questo caso servirebbero per la sicurezza idraulica».

I progetti nel cassetto perché non si trasformano nelle attese opere? «Sono sei anni che sono presidente del Consorzio di Bonifica Piave. Fino adesso non ne hanno finanziato uno».

 

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