Bocciato il raddoppio dell’aeroporto

I sogni di gloria di Save sull’aeroporto di Treviso possono dirsi di fatto, finiti. Dopo il parere interlocutorio negativo dato nell’ottobre 2013 al piano di sviluppo dello scalo trevigiano, e la bocciatura ufficiale di marzo 2014 con cui il Ministero per l’ambiente aveva stoppato il programma di opere e investimenti, ad agosto la società che gestisce lo scalo trevigiano ha incassato l’ennesimo e definitivo niet da parte della commissione Via che ha giudicato inadatto e inammissibile il programma di interventi per il potenziamento del Canova .
La bocciatura netta. La commissione si è riunita in seduta plenaria ad inizio agosto ed ha valutato una per una tutte le eccezioni e le osservazioni presentate dalla società dopo il voto negativo di marzo. E le ha stroncate tutte. Il ministero, di fatto, ha ribadito il parere dato in primavera imponendo a Save, qualora non abbia intenzione di rinunciare al piano su Treviso, «di riformulare completamente» il Master plan. Un’istanza che per Save, viste anche le ultime dichiarazioni fatte dal presidente Enrico Marchi («Se l’aeroporto a Treviso non piace, Venezia può arrangiarsi da sè»), potrebbe tradursi nel dietro front su Treviso in virtù magari – è una delle ipotesi – dei buoni rapporti instaurati con il Catullo di Verona.
Il piano stroncato. Save prevedeva investimenti per 130 milioni in 20 anni: l’ampliamento dello scalo, nuovi parcheggi, nuova viabilità, nuovi hangar e soprattutto il raddoppio dei voli e la moltiplicazione dei passeggeri. Tanto, troppo secondo il Ministero per uno scalo come quello di Treviso dove la pista convive con case, fauna e flora del Parco Sile, traffico già intasatissimo, spazi di manovra e ampliamento ridottissimi. E a tutto poi si aggiungeva il fattore “tempo”. Come giudicare, approvare o rinviare un programma di investimenti (2011-2030) che nei fatti risultava già fuori tempo massimo e quindi – anche ammesso un parere favorevole dei tecnici – doveva essere completamente riscritto e riparametrato?
«Già ora non va». Come se non bastasse poi, la Commissione di agosto ha ribadito quanto detto a marzo: già oggi il Canova è fuori misura, infrastrutture e ubicazione sono inadatte ai flussi gestiti dallo scalo. Di qui l’invito (ma sembra più che altro una richiesta perentoria) a operare su viabilità e parcheggi, interventi che la commissione ritiene «fondamentali, adesso», non certo per le esigenze di un Canova raddoppiato per cui servirebbero ben altri interventi e altri spazi. A Save quindi la scelta sul da farsi, ben sapendo che tre no su tre non lasciano molti margini di trattativa.
Il comune può decidere. Stando a quanto definito dalla commissione poi, lo sviluppo “urbanistico” dello scalo può essere concordato direttamente da Save con il Comune di Treviso, senza altri passaggi. Se proprio il Canova si vuole allargare, si programmi lo sviluppo, ma sul piano dei voli e dei parametri non si deve muovere foglia, almeno fino a quando lo scalo non dimostrerà di avere oggi la capacità di gestire nuovi carichi.
Silenzi e stallo. La notizia del niet d’agosto fino ad oggi è stata tenuta sotto coperta. Save fino ad oggi ha taciuto, limitandosi a dire di «essere in attesa di un confronto sui progetti» che a quanto pare c’era già stato e non aveva portato i risultati sperati. Rinuncerà a Treviso? Si limiterà a utilizzarlo come fatto fino ad oggi, ovvero come scalo «Venezia» per le compagnie low cost? Oppure ripartirà da capo con studi e piani? La terza ipotesi, alla luce dei 4 anni spesi fino ad oggi per sbattere contro un muro, sembra la meno percorribile.
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