Bimba perquisita, esposto in Procura

Controllo prima di un volo Treviso-Parigi all’aeroporto Canova, il padre della piccola denuncia: «È stata trattata come una terrorista»
Di Fabio Poloni
BARBIERI TREVISO AREOPORTO CANOVA - AREOPORTO CANOVA
BARBIERI TREVISO AREOPORTO CANOVA - AREOPORTO CANOVA

«Mia figlia di otto anni perquisita in aeroporto come una terrorista, palpeggiata sotto gli occhi di tutti. È rimasta traumatizzata e sotto choc per due giorni». Quello del padre non è solo un racconto: sta per diventare una vera e propria denuncia. «Farò un esposto in Procura», dice.

Aeroporto Canova di Treviso, una sera di fine ottobre. Una famiglia si sta per regalare un viaggio di una settimana a Parigi. Marito e moglie hanno promesso alle due figlie, otto e undici anni, che le avrebbero portate a Eurodisney. Le bimbe sono elettrizzate. Al volo Treviso-Parigi mancano ormai pochi minuti. La famiglia effettua il check-in all’areoporto e, lasciati i bagagli, passa sotto il metal detector che porta alla zona imbarco. La prima a passare è la figlia più piccola. Suona il cicalino, inizia l’incubo. «I responsabili della sicurezza mi dicono che devono perquisire mia figlia», racconta il padre, «e mi chiedono l’autorizzazione. A me sembra una misura eccessiva, ma non avendo nulla da nascondere e non volendo ritardare l’imbarco, dico di sì. Non mi aspettavo, però, quel che sarebbe successo». Secondo il padre, infatti, l’addetta alla sicurezza ha decisamente superato il segno: «Non è stato un controllo normale, le ha letteralmente messo le mani addosso, palpandola ovunque, dalla testa ai piedi. Ho letto il panico negli occhi di mia figlia, che mi ha guardato quasi in lacrime. Anche gli altri passeggeri si sono fermati, colpiti da quella scena incredibile. Hanno trattato una bambina come una terrorista». Dopo lo stupore, il padre della bimba ha accennato una protesta per quei metodi. «Mi hanno semplicemente risposto: questo è il nostro sistema, e facciamo controlli a campione», racconta l’uomo.

Un’esperienza decisamente forte, quasi traumatica per la bimba. Nei due giorni successivi, racconta il padre, continuava a chiedergli il motivo di quella perquisizione, di quel trattamento. Nemmeno la vacanza riusciva a distoglierla da quel pensiero. Al ritorno, il padre ha deciso di andare a fondo. È andato a chiedere spiegazioni in aeroporto. «Quando ho manifestato l’intenzione di presentare un esposto in Procura, mi hanno letteralmente cacciato», racconta l’uomo.

Ora la vicenda sembra proprio destinata ad arrivare in tribunale: il genitore della bimba ha contattato un avvocato di Roma, Maria Carsana, presidente della “Associazione per la tutela del minore”. Il legale sta presentando l’esposto da presentare alla Procura di Treviso. «Non mi sarei mai aspettato un trattamento del genere ai danni di una bambina», conclude il padre, «io e mia moglie vogliamo andare fino in fondo con questa vicenda».

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