Bimba morta sul Put, chiesto il processo

La patente gli è stata restituita qualche giorno fa. Ma insieme al documento di guida è arrivata anche la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Giorgio Ongaro, 61 anni, di Treviso deve rispondere del reato di omicidio colposo: il 13 marzo scorso era alla guida del furgone bianco Fiat Ducato che travolse sulle strisce e uccise Gjylsim Zemaj, 9 anni appena. Il sostituto procuratore Valeria Sanzari, dopo aver chiuso le indagini e aver esaminato le memorie difensive, ha deciso che il trevigiano deve essere processato. D’altra parte Ongaro, forte delle consulenze che rilevano un concorso di colpa nell’accaduto, intende dimostrare che l’incidente è stata una drammatica fatalità e non la conseguenza di una guida negligente o pericolosa.
L’incidente, che ha choccato la città non solo per la giovanissima età della vittima, ma anche per la singolarità della dinamica, è accaduto sul Put, all’altezza di porta Santi Quaranta. Quel pomeriggio, sono circa le 15.30, la piccola Gjylsim è ferma al semaforo pedonale insieme al fratello di 11 anni e alla sorella di 12. La bambina inizia l’attraversamento sulle strisce quando viene investita dal furgone di Ongaro. Questa, in estrema sintesi, la dinamica dell’incidente. In realtà la ricostruzione dettagliata, effettuata dagli agenti di polizia municipale, si è rivelata complicatissima, resa tale dal fatto che entrambi gli sfortunati protagonisti- bimba e conducente del furgone - avrebbero tenuto un comportamento non in linea con il Codice della Strada. Più precisamente, stando alle testimonianze raccolte, il furgone sarebbe passato col giallo e la bimba quando non era ancora scattato il verde.
La piccola che era ferma nell’aiula spartitraffico avrebbe iniziato saltellando l’attraversamento sulle strisce - da viale Montegrappa verso il centro città - dopo aver visto l’auto che occupava la corsia alla sua sinistra (direzione viale Trento e Trieste) rallentare al semaforo, diventato giallo. Giallo e ma non ancora verde per i pedoni: questo spiegherebbe il motivo per cui il fratellino e la sorellina rimasero indietro rispetto a Gjylsim, aspettando evidentemente il via libera pedonale. Ongaro, da parte sua, vedendo scattare il giallo e per non impegnare l’incrocio col rosso, avrebbe continuato la sua corsa senza scorgere la bimba che nel frattempo aveva iniziato l’attraversamento. E lei non avrebbe visto il Ducato sopraggiungere.
D’altra parte la visibilità delle strisce era in parte coperta dalla vettura che al giallo si era fermata. Il furgone avrebbe pertanto urtato la bimba con lo spigolo destro, per poi travolgerla con la ruota posteriore.
Questa la ricostruzione fatta dall’Ufficio infortunistica del Comando dei vigili urbani; la relazione è stata depositata in Procura lo scorso aprile e il sostituto Valeria Sanzari dopo averla studiata ed aver esaminato le memorie difensive successive alla chiusura delle indagini, ha dunque chiesto il rinvio a giudizio per Ongaro.
L’ipotesi degli inquirenti è quella di un concorso di colpa: un elemento, questo, che attenua le responsabilità del conducente del furgone.
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