Bidello e «piazzista» di cinesi Li fa assumere ai suoi 9 fratelli

L’ufficio immigrazione della questura stronca un giro di falsi permessi di soggiorno per stranieri Denunciato un dipendente pubblico e la sua amante : realizzavano incassi da migliaia di euro

di Federico de Wolanski

I cinesi al centro di una truffa ideata dal bidello in un istituto professionale di Treviso.

Per scoprirla, gli agenti dell’ufficio immigrazione della Questura di Treviso hanno dovuto armarsi di pazienza e di un buon albero genealogico perché il protagonista del raggiro, un 45enne originario di Benevento, aveva costruito tutta l’architettura del suo piano criminale approfittando dei 9 fratelli e di altri parenti stretti. Il tutto con l’aiuto di un’amante cinese.

La vicenda inizia quando gli uffici della Questura registrano l’insolito numero di immigrati dalla Repubblica popolare cinese che dichiarano residenza in una casetta di Vedelago. A questa anomalia, si unisce la segnalazione dell’ufficio del lavoro della Provincia davanti al quale, pochi giorni prima, si sono presentati un’anziana trevigiana e due cinesi: la badante (o spacciata come tale) e una interprete. Cosa aveva insospettito i dipendenti dello sportello? Il fatto che l’anziana e la sua assistente davano l’idea di non essersi mai viste prima, oltre che la chiara dimostrazione di non parlare una lingua comune.

Di qui le indagini, risalite un pezzo alla volta al bidello, residente a Castelfranco, ai suoi nove fratelli e all’interprete cinese che con il 45enne aveva già un precedente datato 2010. Bidello e compagna, erano stati infatti denunciati per sfruttamento della prostituzione. Sempre cinese, ovviamente.

Come aveva allargato il mercato il bidello? Sfruttando gli immigrati. Lo schema era chiaro: la donna procacciava compratrioti intenzionati a entrare in Italia, incassava un anticipo sul prezzo (la pratica intera poteva fruttare anche 12mila euro), e affidava la regolarizzazione al compagno bidello che richiedeva in questura il permesso di soggiorno spacciando i cinesi per colf, badanti, in alcuni casi operatori assistenziali.

Come faceva? Richiedendoli non a nome suo, ma a nome dei fratelli, dei loro cognati, delle loro suocere e via così. I dati li reperiva grazie a normali rapporti di parentela ma molto spesso senza informare nessuno. E’ successo così che uno dei suoi parenti, ignaro di tutto, si è ritrovato di punto in bianco «titolare» di due badanti e di una colf. Trenta i cinesi che erano riusciti a avviare le pratiche per la regolarizzazione approfittando del «sistemone» messo in atto dalla coppia. Sette quelli che erano già entrati in possesso del permesso di soggiorno.

Dalla questura, al termine delle indagini, sono partite dieci denunce: una per il bidello, una per la sua compagna, le altre all’indirizzo di parenti e fratelli la cui posizione dovrà essere chiarita. Per tutti l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il giro d’affari? Tanto fiorente che il bidello risultava proprietario di due case.

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