Trovati Pfas e pesticidi, un contratto di fiume per salvare il Livenza
I dati sul monitoraggio di Legambiente indicano una buona qualità microbiologica delle acque, ma rilevano criticità legate alla presenza di Pfas e pesticidi nel bacino

Un contratto di fiume per il Basso Livenza, in grado di coinvolgere enti locali, gestori e istituzioni di Veneto e Friuli Venezia Giulia nella tutela della risorsa idrica.
È questa la proposta lanciata da Legambiente Veneto in occasione della quarta tappa di “Operazione Fiumi 2026”, la campagna di monitoraggio che quest’anno ha restituito dati incoraggianti in merito alla depurazione ma che continua a segnalare criticità legate alla presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche, fortemente inquinanti e persistenti) e pesticidi nel bacino del Livenza.
Secondo l’associazione, è necessario compiere un salto di qualità nella gestione del fiume attraverso uno strumento che permetta di affrontare in modo unitario le problematiche legate sia alla qualità sia alla quantità dell’acqua.
La richiesta
Una richiesta che nasce in seguito a difficoltà vissute durante la siccità del 2022, quando la risalita del cuneo salino lungo il corso del Livenza aveva messo sotto pressione il sistema di approvvigionamento idrico del territorio.
«Nel ribadire l’importanza di questo fiume, riconoscendo gli sforzi messi in campo dal gestore Lta (Livenza Tagliamento acque) per migliorare il servizio idrico integrato, proponiamo l’avvio del contratto di Fiume del Basso Livenza di modo da affrontare le problematiche di conservazione della qualità e quantità dell’acqua della Livenza», ha spiegato Maurizio Billotto, referente del circolo Legambiente Veneto Orientale.
I risultati dei campionamenti, illustrati nella mattinata di ieri a Motta di Livenza, evidenziano una situazione complessivamente positiva dal punto di vista della depurazione.
I dati
Nei sei punti monitorati tra Gorgo al Monticano, Motta di Livenza, San Stino di Livenza e Caorle, i valori di Escherichia coli sono risultati tutti inferiori a 1.000 Mpn/100 ml, soglia che Legambiente considera un obiettivo di qualità per i corsi d’acqua (Mpn, acronimo di most probable number, numero più probabile, rappresenta il metodo statistico di laboratorio utilizzato per stimare la concentrazione di microrganismi vitali in un campione liquido).
Si tratta di un risultato importante, soprattutto se confrontato con le precedenti edizioni della campagna, quando erano emerse criticità nei tratti a valle della confluenza tra Monticano e Livenza. Proprio per comprendere meglio il contributo dell’affluente, che attraversa il centro di Oderzo e l’area industriale di Gorgo al Monticano, quest’anno è stato inserito un nuovo punto di monitoraggio sul Monticano.
Anche in questo caso i dati hanno restituito un quadro rassicurante dal punto di vista microbiologico, con una concentrazione di Escherichia coli pari a 345 Mpn/100 ml. Tuttavia, rimangono aperte alcune questioni ambientali. Dai dati di Arpav emerge, infatti, che nel 2025 lungo il corso principale del Livenza si sono verificati tre superamenti della concentrazione media annua di Pfos (acido perfluorottansolfonico) lineare.
Secondo l’Arpav, l’origine dell’inquinante potrebbe trovarsi al di fuori del territorio veneto, rendendo necessaria una collaborazione stretta con il Friuli per individuare le fonti. Nel bacino sono stati inoltre registrati superamenti dei valori medi annui per alcuni pesticidi. «I risultati restituiscono un quadro nel complesso positivo», spiega Giulia Bacchiega, portavoce della campagna, «ma rimangono criticità da affrontare».
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