«Barbari, chiedo chiarezza e rigore l’irresponsabile non resti impunito»

Il presidente della Fondazione, Vittorio Sgarbi: «Siamo di fronte ad atteggiamenti incoscienti  Sedersi su un’opera d’arte è come mettere i piedi sulla tavola al ristorante: pene più severe» 
Borghesi Possagno nuovo presidente fondazione Canova Vittorio Sgarbi in visita alla gipsoteca
Borghesi Possagno nuovo presidente fondazione Canova Vittorio Sgarbi in visita alla gipsoteca

l’analisi

Era già successo alla Basilica di San Pietro, quando un ungherese prese a martellate la Pietà di Michelangelo. Era il 1972. Siamo invece nel 1991 quando un vandalo si è scagliato contro un altro capolavoro del Maestro del Rinascimento, il David a Firenze. Ma sono trascorsi appena due anni da quando un altro turista, questa volta brasiliano, ha inciso il suo nome su una delle pareti interne del Colosseo. E ancora: molti ricordano il triste assalto alla fontana di Campo de’ Fiori a Roma, imbrattata da tifosi francesi dopo il trionfo della Francia al Mondiale di calcio del 15 luglio 2018. Nel 2016 invece la Fontana del Barcaccia di Gian Lorenzo Bernini in piazza di Spagna a Roma ha riportati danni per milioni di euro, così come era stata danneggiata diversi anni prima, nel 1997, la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona.

La storia è piena di atti di vandalici ai danni del patrimonio storico del Bel Paese, ma quello che è avvenuto alla Gypsotheca, la raccolta dei gessi di Canova a Possagno, è un episodio davvero singolare. «Si è verificato un caso clamoroso, perché un incosciente turista austriaco ha ritenuto di mettersi in posa per una foto, sedendosi sulla Paolina Borghese e spezzandole così le dita del piede». È il presidente di Fondazione Canova Vittorio Sgarbi a denunciare il grave fatto su cui ora indagano i carabinieri.

«Chiedo chiarezza e rigore alle forze dell’ordine. Mi auguro che l’irresponsabile visitatore, che è fuggito senza assumersi la responsabilità del danneggiamento, venga fermato prima che rientri in Austria. Ora sarà la magistratura ad avviare le azioni più opportune, ma anche se fosse già rientrato nel suo Paese dovrà essere sottoposto a un processo in sede penale, per il danneggiamento di un’opera d’arte, oltre a dover risarcire il danno. Non possiamo accettare che questo gesto resti impunito». Sgarbi ipotizza un danno da qualche decina di migliaia di euro: l’opera potrà essere ripristinata tramite restauro nell’arco di pochi giorni perché il visitatore, pur avendo mozzato tre dita della scultura, non le ha sbriciolate, lasciandole sul posto. «Non si tratta qui di evidenziare l’entità del danno, ma di una questione culturale su cui dobbiamo riflettere. Il fatto è ancora più eclatante in quanto il responsabile è un austriaco che dovrebbe avere una cultura simile alla nostra».

Sgarbi usa l’hashtag #barbari sul suo profilo Facebook, per evidenziare una lacuna di cultura che va colmata per una limitatissima schiera di visitatori di opere d’arte che non conoscono il codice di comportamento da rispettare nei musei. «Mentre nella stragrande maggioranza dei casi il danneggiamento d’opere d’arte avviene intenzionalmente, qui il turista non ha agito con dolo, ma per incoscienza. La questione è delicata e sarà il magistrato a individuare di che reato si tratti. Il danneggiamento d’opera d’arte presuppone infatti il dolo, qui invece potrebbe essere invocato il danno preterintenzionale. Ma io mi chiedo: com’è possibile sedersi su un’opera d’arte senza rendersi conto delle conseguenze? Sedendosi su un’opera d’arte questa persona ha accettato il rischio di causare un danno alla collettività, ora deve pagare».

Sgarbi ricorda che il reato di danneggiamento di opere d’arte è all’esame del Parlamento per essere accentuato nella pena, ma bisogna intervenire sul piano della prevenzione. «Il divieto di toccare le opere è implicito nel codice di comportamento di chi entra nei musei. Sedersi su un’opera d’arte equivale a mettere i piedi sul tavolo dopo essere entrati al ristorante». Sul fronte della prevenzione, si può introdurre un regolamento per le foto e i selfie? «Io resto favorevole alle foto nei musei come strumento di promozione, in particolare ho apprezzato le foto di Chiara Ferragni agli Uffizi, che invito in Gypsotheca. Certo, visto che ci sono persone incoscienti valuterò di introdurre un regolamento sulle fotografie e sui selfie. Dobbiamo continuare a promuovere le nostre bellezze arginando però l’inciviltà». Sgarbi scarta invece l’ipotesi delle barriere in plexiglass: «L’arte dev’essere libera e accessibile, proteggendola dagli incivili con l’informazione e la sensibilizzazione».

Sulla vienda è intervenuta anche Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che ha presentato una proposta di legge che prevede fino a 8 anni di carcere e una multa che può arrivare a 100 mila euro nel caso di atti di vandalismo. —



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