Bancarotta fraudolenta e truffa, condannato a cinque anni

CAERANO SAN MARCO. Ha rimediato una condanna a 5 anni di reclusione per l’accusa di bancarotta fraudolenta e truffa.
Si tratta di Francesco Ferrazzano. Il sostituto procuratore Iuri De Biasi aveva chiesto per lui una condanna a 7 anni di reclusione.
L’arresto- attualmente nei suoi confronti è stato disposto l’obbligo di dimora- risale a maggio 2013. In carcere inizialmente era finito Giuseppe Nunzio Santoro, 45enne foggiano, amministratore di diritto di due società con sede a Montebelluna, attraverso le quali aveva effettuato acquisti di varia merce per oltre 5 milioni di euro, pagando con assegni scoperti prima di farle fallire. Ma quel ruolo di amministratore era solo sulla carta, infatti, l’uomo era una «testa di legno», un prestanome semianalfabeta. A muovere le fila del sodalizio criminale di cui faceva parte e dal quale traeva indubbi profitti, come hanno scoperto gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, sarebbero stati invece due suoi conterranei Francesco Ferrazzano e Potito Giannuario, entrambi 64enni e il trevigiano Claudio Dametto, 54 anni di Caerano San Marco. Sarebbero stati tre, guidati da Ferrazzano, a far visita ai fornitori per gli acquisti della merce per conto delle società fittizie amministrate da Santoro. Si presentavano con nomi fasulli tanto che per identificarli, sono stati necessari i riconoscimenti fotografici realizzati con l'ausilio della polizia. Sette le società attraverso le quali agiva la banda, cinque nel foggiano e due avevano sede a Montebelluna, in un capannone in affitto di via del Cristo: la «L.g.srl» che si occupava della fabbricazione di sacchetti di plastica e la «General pav» impresa edile. In soli tre anni le aziende hanno acquistato, da oltre 70 fornitori, merce di ogni genere: dalle piastrelle ai condizionatori, dalle caldaie ai sanitari e legname per oltre 5 milioni di euro. (s.g.)
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