Bancari in sciopero oggi sportelli a rischio

TREVISO. In molti questa mattina rischiano di dover fare i conti con le porte chiuse del proprio istituto di credito in concomitanza con lo sciopero nazionale dei bancari della durata di otto ore...

TREVISO. In molti questa mattina rischiano di dover fare i conti con le porte chiuse del proprio istituto di credito in concomitanza con lo sciopero nazionale dei bancari della durata di otto ore proclamato all’unanimità dalle tre sigle sindacali. Non scendevano in piazza da più di 13 anni: il motivo della mobilitazione è la disdetta anticipata del contratto collettivo consegnata dall’Abi che coinvolge nella sola provincia di Treviso circa 4 mila lavoratori dei vari istituti di credito.

Fiba Cisl, Uilca, Fisac Cgil manifesteranno domani mattina davanti alla sede legale di Veneto Banca a Montebelluna: i sindacati attendono un’altissima adesione da parte dei lavoratori, di conseguenza è probabile che molte filiali non saranno operative. «Se l'Abi non ritira la disdetta o non si trovano soluzioni per la prosecuzione del contratto, dal 1° luglio 2014 i lavoratori si troveranno senza tutele e senza l’ammortizzatore sociale di categoria, citato dalla stessa riforma Fornero come esempio», spiega Massimiliano Paglini, Fiba Cisl Treviso. «Oggi Abi vuole ridurre i costi tagliando il personale. Non vogliamo la distruzione del sistema bancario ma vogliamo che ci venga tolta questa pistola dalla tempia, vogliamo la riapertura del tavolo teso a preservare l'ammortizzatore sociale di categoria, con una disponibilità di confronto su un modello di banca di diverso». «Oggi il sistema bancario conta 130 miliardi di euro di sofferenze, non dimentichiamo che il 50% di queste sono state deliberate dai consigli di amministrazione. Si prendano le loro responsabilità, che gli effetti di queste decisioni non ricadano solo sui lavoratori - commenta Gianfranco Boscaro, Fisac Cgil. L’Abi disdettando il fondo di solidarietà, l’ammortizzatore di categoria, fa saltare tutta l’area contrattuale. Vogliamo far capire all’opinione pubblica che i bancari sono diversi dai banchieri, e fare in modo che le banche tornino al servizio del paese». (s.g.)

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