Crescono le rette nelle case di riposo di Treviso: scatta la protesta
Dal 1° aprile Enea (ex Israa) ha ritoccato al rialzo le tariffe: i familiari degli ospiti hanno inviato una petizione alla Regione

Aumento delle rette nelle case di riposo Enea: arrivano le prime fatture e scattano le proteste di residenti e familiari, con tanto di petizione alla Regione (con annessa raccolta firme) per fissare un tetto massimo alle tariffe. I rincari all’ex Israa sono in vigore dal 1º aprile, un salasso da due euro in più al giorno (significa 720 euro in più l’anno) che ha portato a 57 euro al dì la retta alberghiera. Si tratta del quarto aumento in cinque anni, il secondo nell’ultimo biennio. Un aumento che comunque mantiene la retta di Enea (nata dalla fusione fra Israa e Appiani-Turazza) sotto la media provinciale e veneta, che si attesta fra i 57 e i 69 euro (ma si può salire a 117 euro al giorno nelle strutture private).
La polemica
Nelle settimane scorse, il tema era stato cavalcato anche dal capogruppo Pd ai Trecento, Stefano Pelloni: «Colpisce che il consiglio di amministrazione di Enea, appena insediato, abbia scelto come primo atto una decisione così pesante e senza presentarsi prima in commissione consiliare per illustrare la situazione economica dell’ente e condividere le strategie future. L’aumento di oltre 700 euro annui rappresenta un aggravio importante e preoccupante per molte famiglie trevigiane, che da mesi subiscono rincari continui sui servizi essenziali».
Alla protesta si è unita anche l’extraconsiliare Coalizione Civica, con il referente Luigi Calesso: «Negli ultimi sei anni il costo delle case di riposo ha subito un incremento complessivo del 11% che pesa sugli ospiti e sulle loro famiglie in modo sempre meno sostenibile. Perché, prima di decidere l’aumento, il consiglio di amministrazione di Enea non ha chiesto alla Regione di poter disporre di una parte dei 69 milioni di spesa, destinati agli anziani in casa di riposo e previsti nel bilancio regionale del triennio 2026-2028?».
La petizione
A rincarare la dose, negli ultimi giorni, ci hanno pensato i rappresentanti dei familiari di Enea, mettendo nero su bianco una petizione con destinataria la Regione. Il timore è che le tensioni internazionali (tradotto: costi energetici) possano determinare in futuro nuovi aumenti, dopo quelli che si sono concretizzati negli ultimi giorni. «La nostra richiesta si fonda sul rischio di possibili aumenti in futuro, pensando anche all’impatto della guerra in Medio Oriente», ha spiegato Eugenio Gallina, presidente rappresentanti familiari Enea.
Nella petizione, si chiede anzitutto un tetto nella retta alberghiera per scongiurare ulteriori rincari. Nonché una tassa di scopo (alla Regione) per garantire l’impegnativa ai posti letto (4. 784 in Veneto, dati Uripa) oggi pagati da residenti e familiari con tariffa intera. L’adeguamento all’inflazione della quota sanitaria (quella assicurata dalla Regione), ora pari in media a 52, 57 euro. E la risoluzione, a livello di governo, del tema del possibile rimborso delle rette per i residenti affetti da Alzheimer, in ragione dei ricorsi in tribunale che si trascinano da anni.
Punti principali di una petizione indirizzata al presidente della Regione, Alberto Stefani, e al numero uno Anci Veneto, Mario Conte. La raccolta firme si effettuerà nelle strutture Enea, ma sono previsti gazebo nelle piazze. Il tutto tenendo conto che nella Marca, precisa il comitato dei familiari, «sono circa 2 mila gli anziani in lista di attesa per accedere a una casa di riposo e che chi non gode dell’impegnativa è costretto a trovare posto nelle rsa come privato, pagando rette che si attestano in media sui 94 euro al giorno».
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