Assalto di imprese al fondo anti-usura

Boom di richieste di sostegno da parte delle imprese trevigiane ai fondi anti-usura, ormai insufficienti rispetto alle domande. Per capire la sete di denaro che attanaglia le imprese...

 Boom di richieste di sostegno da parte delle imprese trevigiane ai fondi anti-usura, ormai insufficienti rispetto alle domande.

Per capire la sete di denaro che attanaglia le imprese trevigiane basta fare riferimento ai dati del fondo di prevenzione antiusura utilizzato dal «Canova», consorzio di garanzia della Cna di Treviso, cui si rivolgono le aziende escluse dal circuito bancario perché prive delle garanzie necessarie a coprire i prestiti.

Nel solo 2011 il confidi ha deliberato pratiche anti-usura per 1 milione, aiutando 30 aziende. Nel 2010 l’ammontare deliberato era stato di 100 mila euro (3 pratiche), 10 volte di meno. L’anno nero della crisi, il 2009, era coinciso invece con un'alta operatività del fondo (730 mila euro e 13 pratiche), nel 2008 l’ammontare era stato pari a 250 mila euro (5 pratiche).

Negli ultimi 12 mesi si è quindi raggiunto un record per nulla invidiabile.

La conferma che a Treviso la criminalità organizzata – principale interlocutore nello strozzinaggio secondo la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) - sia ormai capace di infiltrarsi ovunque: edilizia e trasporti, commercio, riciclaggio dei rifiuti, settori dove si sta concentrando l'attenzione del racket.

Operazioni illecite che dal semplice finanziamento d'emergenza portano poi all'esproprio delle imprese grazie proprio all'usura, diventata l'altra faccia della crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio migliaia di aziende della Marca.

Non è più allarmismo, ma realtà, come testimoniano le recenti indagini messe a segno dalla Finanza e dalle procure del Veneto.

Il meccanismo è semplice quanto micidiale: l'imprenditore messo alle strette dalla recessione si affida a finanziatori fuori dal circuito classico delle banche che offrono denaro contante, rivelandosi in seconda battuta dei malfattori capaci di minacce e che per rientrare dei prestiti usurari si fanno consegnare le chiavi delle imprese ormai in ginocchio.

«Siamo in una situazione di grande difficoltà - è l'allarme di Giuliano Rosolen, direttore della Cna di Treviso - Le banche stanno riducendo i finanziamenti e la pubblica amministrazione non paga i fornitori. A differenza del 2009 le aziende non chiudono più perché sono decotte, ma perché non riescono a farsi pagare dai committenti, e il primo è lo Stato. Il limite è già passato, lo dicono i casi di suicidio per motivi economici arrivati al 10% sul totale contro il 3% di tre anni fa. E' qui che fa leva l'usura. Treviso non è mai stata terra di mafia perché è ricca, ma la crisi ci ha resi territorio di conquista a basso prezzo. Il Veneto è ormai la seconda regione per usura e la decima per beni confiscati alle mafie: 4 imprese su 10 avvertono l'aumento di infiltrazioni criminali. Per questo dobbiamo creare subito un argine mettendo in campo strumenti di contrasto per evitare che gli imprenditori cadano nelle mani degli strozzini».

Lo strumento principe, secondo l'associazione, è proprio il fondo anti-usura, poco patrimonializzato però rispetto alle richieste.

«La Regione deve metterci più soldi, così dovrebbero fare anche le Camere di Commercio – avverte Rosolen – Il tasso di insolvenza in questi casi è del 3%, poco più alto di quello registrato nei finanziamenti bancari. Questi soldi non vanno quindi persi, ma salvano decine di imprese senza farle diventare lavanderie per il denaro sporco della mafia. E invitiamo tutti i piccoli comuni ad adottare il protocollo di legalità sugli appalti per evitare infiltrazioni e vorremo fosse finalmente convocato l'osservatorio anti-usura di Treviso, rimasto lettera morta».

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