Aritmia, intervento innovativo salva un paziente settantenne

CONEGLIANO. Intervento innovativo di "ablazione" (ovvero eliminazione) di tachicardia ventricolare: a Conegliano il primo su un uomo di 70 anni. L'operazione è stata eseguita nella giornata di giovedì santo presso l'Unità operativa di Cardiologia dell'ospedale di Conegliano dall'équipe diretta dal dottor Roberto Mantovan, in collaborazione con l'équipe di Cardiologia dell'ospedale San Raffaele di Milano. Il paziente, ricoverato da alcuni giorni, presentava quella che tecnicamente si definisce "tempesta aritmica", vale a dire ripetuti episodi di tachicardia ventricolare che nel suo caso non rispondevano a nessuna terapia e che, pertanto, potevano portare a conseguenze fatali. Inoltre, a preoccupare, era la frequenza: gli episodi erano passati da uno al mese, a uno alla settimana, fino a uno ogni due giorni. Una situazione obbiettivamente difficile. «L'intervento è durato circa tre ore - spiega il primario Roberto Mantovan - e ha coinvolto numerose figure professionali: oltre all'équipe di Cardiologia sono intervenuti anestesisti e rianimatori, medici elettrofisiologi, emodinamisiti, ecografisti, clinici, personale paramedico di sala, di reparto e dell'Unità Coronarica. Certe prestazioni - sottolinea il primario di Cardiologia - si possono effettuare solo se si crea un gruppo di alto livello professionale e di massima collaborazione». Quali gli aspetti particolari di questo intervento? «La singolarità e la complessità della procedura - precisa Mantovan - sta nel fatto che abbiamo mappato ed eliminato il sito di origine delle tachicardie andando con le sonde non solo all'interno del cuore, come facciamo abitualmente, ma anche all'esterno. Siamo andati ad inserire gli strumenti nel "sacco" pericardico, ovvero, nella membrana che avvolge esternamente il cuore. Si tratta di procedure che si eseguono solo in pochi centri a livello mondiale. Il paziente attualmente sta bene, non ha più aritmie ed è già stato dimesso». La singolarità dell'operazione è legata anche alla minima invasività della tecnica, che ha permesso al paziente di riprendersi molto più velocemente rispetto ad un intervento a cuore aperto. Fondamentale inoltre il poter agire sulle "cicatrici" esterne al cuore, segno di precedenti infarti e sede di quei vortici elettrici che causano appunto le tachicardie. «Siamo particolarmente orgogliosi - commenta Francesco Benazzi, direttore generale dell'Ulss 2 - di aver introdotto questa nuova metodica presso l'Unità operativa di Cardiologia dell'ospedale di Conegliano che, nell'ambito del sistema provinciale, rappresenta un punto di riferimento per il trattamento delle aritmie».
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