Apre un conto con il passaporto veneto

RESANA. Basta la carta d’identità del “Governo Nasionae Veneto” per aprire un conto corrente in Svizzera: a “beffare” i cugini elvetici il sindaco Loris Mazzorato. In occasione di una missione nella sede Onu di Ginevra per caldeggiare il riconoscimento dell’identità veneta, ha messo alla prova la validità di questo documento, rilasciato su richiesta dal “Governo Nasionae”.
«Non ho avuto alcun problema a utilizzarlo», spiega il sindaco, «sia per la registrazione in albergo sia per l’acquisto di una scheda per il cellulare».
E, visto che c’era, il sindaco ha tentato l’impossibile: si è presentato presso uno sportello di una delle banche più diffuse nel territorio elvetico, la Post-Finance e, sempre con la medesima carta d’identità, ha chiesto di aprire un conto corrente. «Anche qui nessuno ha opposto la benchè minima osservazione quando l’ho esibita come documento personale: hanno trascritto i dati e mi hanno rilasciato regolare attestazione di titolarità di conto corrente», dice esibendo la carta intestata dell’istituto bancario. E non nascondendo una certa incredulità di fronte al fatto che tutto sia andato liscio come l’olio.
«Questo vuol dire che il documento del Governo Nasionae Veneto è valido e riconosciuto. È solamente il nostro governo italiano che sta facendo ostruzionismo. Nel nostro Paese bisogna sempre fare tante carte, autocertificazioni e ancora non basta perché c’è sempre qualcosa che non va. Qui con un semplice documento e una firma mi hanno aperto un conto e dato la possibilità di telefonare. Preciso che non ho versato alcuna somma sul conto: che poi qualcuno non pensi che sia scappato in Svizzera con i soldi del Comune», dice scherzando Mazzorato.
Il sindaco pone l’accento sulla semplicità burocratica svizzera, ma in realtà il problema è un altro. Come è possibile che nella Confederazione Elvetica senza una carta di identità italiana o un passaporto si possa ottenere tutto questo? Il sindaco lo vede “come un primo riconoscimento della nazione veneta: il che vuol dire che siamo sulla strada giusta”. E in effetti i fatti non sembrano dargli torto: bisognerebbe vedere se avesse presentato quello stesso documento veneto anche alla frontiera. Ma qui non c’è stata alcuna necessità di esibirlo, per effetto della libera circolazione delle persone nell’ambito dei Paesi Schenghen. «Comunque», continua Mazzorato, «lo avrei tirato fuori anche in quell’occasione». Quanto avvenuto non può che destare qualche perplessità: possibile che nessuno abbia obiettato nulla di fronte ad una carta di identità dove si esprime a chiare lettere che la cittadinanza dell’intestatario è veneta, tenendo conto che stiamo parlando di un Paese come la Svizzera dove la tipologia della carta d’identità e del passaporto italiani sono ben conosciuti? Possibile che si sia trattato di una svista? La cosa appare alquanto improbabile visto che si è ripetuta in ben tre occasioni: in albergo, in Francia, a pochi metri dal confine svizzero, nella banca e nel negozio di telefonia.
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