Alla mostra degli Impressionisti a Treviso: «Il disabile paga, l’accompagnatore no»

Lui, disabile, alla cassa di Santa Caterina ha sfoderato il tesserino che attesta il suo status. Di fatto un lasciapassare per entrare gratuitamente nei musei di mezzo mondo. Ma non a Treviso: la signorina alla cassa, con voce gentile, gli ha detto che avrebbe dovuto pagare 14 euro

TREVISO. Mostra che vai, regole che trovi. Era partito di buon mattino dalla sua Codognè, con direzione Treviso: voleva vedere la mostra di cui tutti parlano, Linea d’Ombra, antologia dell’Impressionismo firmata da Marco Goldin. Lui, disabile, alla cassa di Santa Caterina ha sfoderato il tesserino che attesta il suo status. Di fatto un lasciapassare per entrare gratuitamente nei musei di mezzo mondo.

Ma non a Treviso: la signorina alla cassa, con voce gentile, gli ha detto che avrebbe dovuto pagare 14 euro. Ci è rimasto di sale: alla sua richiesta di vedere il regolamento (gli pareva impossibile) è arrivata pure la beffa: alla mostra degli Impressonisti i disabili pagano il biglietto intero, i relativi accompagnatori entrano gratis.

Il disabile, obtorto collo, ha pagato il biglietto ed è entrato, ma al termine del viaggio tra quelle splendide tele, ha deciso di riversare la sua rabbia sul libro dedicato ai visitatori: «La scorsa settimana», ha detto, «sono stato ai musei Vaticani a Roma, alla Cappella Sistina, non ho pagato un centesimo. Non potevo crederci che nella mia Treviso le regole fossero differenti. Che sia chiaro, ho pagato e la mostra vale l’intero prezzo del biglietto, ma mi chiedo come sia possibile che non esistano ancora delle regole univoche in tutta Italia. Che poi qui a Treviso paghi il disabile e non l’accompagnatore la trovo una cosa assurda». L’uomo non se la prende con la ragazza alla cassa, «ha fatto il suo dovere», ma si permette di lanciare un appello agli organizzatori della mostra: «Penso a chi si trova in una condizione più svantaggiata della mia. È mai possibile farlo pagare e far entrare gratis chi lo accompagna?». L’uomo è rimasto basito: «La mostra era bellissima, ma me ne sono andato con l’amaro in bocca».

 

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