Alla caserma Serena di Treviso i migranti sono in sciopero

TREVISO. Sciopero? Il termine, per i richiedenti asilo, forse stona. Ma è quanto avviene alla caserma Serena. Da giorni un consistente gruppo di ospiti – chi dice 60, chi 100: è l’ala più vicina ai collettivi come Ztl, a al gruppo presente nella casa dei Beni Comuni – attua una forma singolare di protesta.
Restano fermi al centro del piazzale della caserma, dove si trova il pennone per l’alzabandiera. E si rifiutano di prestare qualsiasi attività volontaria.Una protesta silenziosa e pacifica, la chiamano nel volantino in inglese, contro «i tempi di attesa del verdetto della commissione territoriale prefettizia», e le condizioni in cui vivono nell’ex caserma.
Destinatario del volantino – subito rimbalzato sul sito meltingpot.org – è Gian Lorenzo Marinese, legale rappresentante di Nova Marghera Facility e dell’Ati che gestisce l’ex caserma ai confini tra Treviso e Casier,
I migranti denunciano che «molti di loro, dopo 18 mesi in caserma, devono ancora essere chiamati dalla commissione. E ci sono conferme: ci sarebbero migranti nella Marca che attendono il primo verdetto da 20 mesi e addirittura da 24 mesi (2 anni tondi tondi. Proprio nei giorni in cui il ministro dell’Interno Minniti ha promesso ai sindaci, a Treviso, di ridurre da 24 a 6 mesi l’iter di valutazione.
I migranti della Serena puntano il dito sulla commissione di Treviso, e accusano Marinese di aver promesso «che la commissione avrebbe valutato fino a 20 persone al giorno». Di più: «Marinese ci aveva detto di pregare perché la commissione arrivasse a Treviso», dice il volantino, «e che la commissione non ci avrebbe messo più di 6-8 mesi: cosa ne è stato di queste promesse?»
Il destinatario, va detto, è sbagliato: la commissione dipende direttamente da Ministero dell’Interno , in loco dalla prefettura, e allinea due rappresentanti del ministero dell’Interno (1 della Prefettura e 1 della questura), uno del comune capoluogo e uno del commissariato Onu per i profughi, con un interprete.
Ma i migranti pongono anche la questione delle condizioni di soggiorno nella caserma. «Stiamo soffrendo, stiamo passando molte difficoltà, perchè siamo trattati come animali», denunciano, «Siamo discriminati e trattati come prigionieri, in stanze che sono celle, e da un anno e mezzo mangiamo riso e pasta in bianco: nella caserma non dovrebbero esserci i diritti umani? ». Il volantino denuncia «le condizioni in cui sono trattate le donne «non portate in ospedale per i controlli» , e a cui «non sono somministrate le medicine pure prescritte dai medici».
Marinese, da noi raggiunto, si trincera nel più assoluto riserbo. Le accuse dei migranti cozzano con quanto ribadito più volte dal prefetto Laura lega («le Serena? Modello nazionale di prima accoglienza»), ma anche dall’esito della visita della commissione Ecri del Consiglio d’Europa contro razzismo e intolleranza. Recentissima è stata un’ispezione del ministero degli Interni, senza contare le visite dei consiglieri comunali di Treviso e Casier. E c’è chi a livello istituzionale fa notare, a sostegno della gestione, come anche il clamore attorno alla ex caserma Zanusso di Oderzo, da quando è passata all’Ati di Nova Marghera, sia molto ridotto.
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