Addio Fernando, l'uomo che fece da cameriere a Nabokov

Treviso in lutto per la scomparsa di Fernando Groppo, per molti Don Fernando. Oste, ristoratore, intrattenitore: si è spento martedì notte a Padova. Lascia mezzo secolo di avventure tra la cucina e la sala
"Don Fernando" Groppo era uno dei più noti ristoratori di Treviso
"Don Fernando" Groppo era uno dei più noti ristoratori di Treviso

TREVISO. E' facile fare i ristoratori, gli psicoristoratori, i gurmeristoratori, i veganristoratori: basta scegliere una cucina e specializzarsi. Molto più difficile fare gli osti, diventare parte imprescindiobile del tuo locale, amico e confidente dei tuoi clienti, complice fidato di zingarate incredibili, pietra tombale di segreti indicibili. Forse per questo lui, che trevigiano non era (era veneziano di Martellago, dov'era nato 66 anni fa, è rimasto nell'affetto di tantissimi trevigiani anche dopo essersi ritirato dall'attività. E' morto martedì notte, a Padova, nel letto da cui stava guardando la tivù assieme alla moglie Caterina, Fernando Groppo, meglio noto come Don Fernando dal nome che aveva dato al suo ultimo locale in via delle Absidi a Treviso .

Fernando Groppo era un ristoratore di lungo corso: aveva cominciato, come molti, da cameriere. Da bambino. Unico figlio maschio di famiglia, era stato mandato all'Alberghiero e, da vero veneziano, da lì aveva spiccato il volo vero avventure speciali. Era andato all'estero, in Svizzera, dove tra un'avventura e l'altra (narrava della serata "co e fie" con lo smoking strappato all'altezza del sedere da una affannata discesa dallo chalet a valle con lo slittino) era stato cameriere assegnato al signor Nabokov, scrittore e autore di "Lolita", era stato anche imbarcato sulla nave da crociera che poi (o prima, non si capì mai) avrebbe ospitato le riprese di Love Boat. Ed era stato pure direttore di un paio di alberghi veneziani e jesolani.

Poi si era messo a fare il ristoratore, lui che la cucina la sapeva solo raccontare - come Benedetta Parodi, del resto - ma che sapeva scegliere i suoi uomini. Con Egidio, cuoco di lungo corso ai bei tempi del Carletto, aveva iniziato l'avventura della gestione del Cavallino dentro porta Santi Quaranta. E il successo era stato limpido. L'oste manda il cameriere a prendere la comanda? E lui arrivava al tavolo con la "carega roversada" e lo faceva di persona, di gusto, riconoscendo tutti (e intanto la moglie Caterina allungava un chupa al bambino di turno) raccontando una barzelletta o rispondendo a tono al cliente ("Scusi, l'anatra è fresca?" "Par quel che ghe ne so mì, l'ultima volta la go' vista rivar davanti alla porta, viva, xera le undese de stamatina").  L'oste, sì, è anche questo. Nella sua tana piena di giocattoli, radio vecchie, affettatrici storiche e collezioni di cravatte - le sue - a volte imbarazzanti, appena poteva si metteva a cantare. Con due boule in mano a fargli da amplificatopri e il primo amico messo al pianoforte, si divertiva come un bambino. E se lo coccolavano tutti, mentre cantava "Maiuèi" in un inglese molto zoppo (guai a dirglielo, partiva con la storia di Love Boat, dove aveva cantato allietando i crocieristi), o Celentano. La cosa era continuata dopo il trasferimento al Don Fernando, con in più qualche pensiero: il cuore che faceva il matto, la Caterina che si ammalava agli occhi e diventava "sustosa", i conti che talvolta non tornavano e non certo per colpa sua.

Ciao Nando. Que linda es la vida, que lindo es el amor. 

 

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